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Tracce dicembre 2003
Sulle orme del pastore errante dell'Asia
Il primo libro del perCorso in lingua russa presentato nella città kazaka. Relatori il rettore dell’università kazako-araba, un filosofo, una nota pianista, uno scrittore e un astrofisico italiano. In un Paese a maggioranza musulmana, la proposta di Giussani affascina e mette insieme


Botagoz Jhumanova Kazakistan, 17 ottobre 2003, Almaty. La poesia di Leopardi, Canto di un pastore errante dell’Asia (che coincidenza!), risuona nel cuore stesso dell’Eurasia in occasione della prima presentazione di un libro di don Giussani, Il senso religioso.
Alle 18.30 la Casa dei Ricevimenti è già piena di ospiti: studenti, rappresentanti di centri culturali, direttori di scuole, biblioteche, giornalisti e, certamente, nostri amici. In totale sono venute alla presentazione 180 persone.

Il filosofo
Per primo è intervenuto un famoso filosofo kazako, professore dell’Accademia delle Scienze umanistiche, Vislavyi Zorin: «Ringrazio il destino perché mi ha fatto capitare tra le mani Il senso religioso», ha detto il professor Zorin. E poi ha aggiunto: «Questo libro mi ha letteralmente preso, perché solleva lo stesso problema che sto studiando anch’io. Come possiamo strapparci dall’immoralità? Questo è il problema della modernità. Perché esiste la sofferenza, la morte? Che cosa vale la vita, da dove viene tutto quel che esiste e per che cosa è creato? Giussani ritiene che il senso religioso emerga al livello di queste domande. E oggi sta accadendo un avvenimento che può diventare epocale, perché attraverso il proprio libro Giussani rivela un nuovo metodo della conoscenza del Mistero attraverso l’esperienza personale della propria umanità. Lo spiega dettagliatamente attraverso la realtà e la ragione. Tanti credono che la ragione non abbia niente a che fare con la fede, cioè la mentalità moderna riduce la ragione a un insieme di categorie, nelle quali la realtà viene collocata a stento. Invece la ragione è uno spalancarsi alla totalità della realtà e la fede ha bisogno della ragionevolezza dell’uomo». Zorin ha poi proposto che Il senso religioso possa entrare a far parte del Fondo D’Oro della letteratura kazaka, una raccolta di testi ritenuti fondamentali per la cultura nazionale.

Il rettore
« Forse tanti sono sorpresi di vedere un rappresentante del mondo musulmano a presentare il libro di un cattolico». Con queste parole ha iniziato il suo intervento il rettore dell’Università internazionale kazako-araba Rukhaniyat, il professor Mynbayev Murat Khazhi. «Questo libro davvero avvince la persona, indipendentemente dalla propria confessione, e don Giussani in modo saggio e profondo, invece di soffermarsi sui punti che dividono, presta l’attenzione a quelli che uniscono le persone di culture diverse. Siamo educati secondo lo spirito della teoria darwinista, tanti sono convinti che siamo discendenti dalla scimmia e che Dio non c’è. Purtroppo, questa mentalità “sovietica” continua ad avvelenare le persone. Le domande su cui si sofferma Giussani, ciascuno di noi inevitabilmente le ha fatte a se stesso. Il suo libro è il cammino di conoscenza della misericordia del Creatore e del culmine della creazione, l’uomo». Chi era presente alla presentazione può dire con certezza che ciò che ha incontrato questo musulmano, l’ha toccato fin nella profondità dell’animo, l’ha commosso fino alle lacrime.

La pianista
La beniamina del pubblico kazako, la pianista Janiyà Aubakirova, cavaliere dell’ordine della letteratura e dell’arte anche in Francia, ha accettato di partecipare alla presentazione per un solo motivo: il fatto di avere le stesse “eterne” domande sull’esistenza. «Sono una persona assolutamente realista, anche una donna d’affari e, come si suol dire, “vittima dell’ateismo” - dice la musicista -. Col tempo arrivi coscientemente e inevitabilmente a percepire l’esistenza di un senso misterioso; l’esistenza di qualcosa di inconcepibile diventa un’evidenza - dice molto sinceramente - . Negli ultimi anni mi accade qualcosa di straordinario. Mi faccio più spesso la domanda: “Concerti, sale piene, successo, applausi e oltre a questo, cosa c’è?”, che è diventata per me l’inizio di un cammino». Poi ha eseguito brani di Rachmaninov e Chopin.

Lo scrittore
Lo scrittore kazako, direttore della rivista Amanat, Rollan Seisenbayev, noto per il suo interesse ai problemi dell’educazione e dell’istruzione del popolo kazako, nella sua opera presta una grandissima attenzione alla vita dell’uomo. Proprio per questo, come dice lui, «una voce severa e allo stesso tempo buona, da Milano, per alcune notti mi ha tenuto tra le braccia». Seisenbayev ha sentito il nome di don Giussani per la prima volta nel 1985, in America, da un sacerdote cattolico. «Il senso religioso non è un libro adatto a una lettura leggera; questo libro prende tutto di te, lo puoi aprire su qualsiasi pagina e coinvolgerti in questo grande lavoro - così ha espresso il suo giudizio lo scrittore -. Il pensiero principale dei libri di don Giussani è la difesa dell’uomo e dell’umano, l’amore alla verità». Seisenbayev vorrebbe pubblicare alcuni testi del nostro grande amico nella sua rivista Amanat.

L’astrofisico
Che rapporto c’è tra Marco Bersanelli, astrofisico italiano, e Il senso religioso? Il più diretto. Studiando i primi momenti della storia del nostro universo, Bersanelli afferma con certezza che la scienza e la religione non sono in contraddizione l’una con l’altra.
« Il nucleo della persona è l’esigenza di un significato esauriente - dice Bersanelli -. Si può vivere senza il successo, la ricchezza, la fortuna, ma non possiamo vivere veramente da uomini se queste domande non vibrano in noi. Solo nell’eterno si trova la fonte del significato per la vita, la sofferenza, il lavoro, per amare la moglie e i propri figli. Senza questo orizzonte infinito, senza la presenza del Mistero non può esistere l’amicizia tra gli uomini, non nasce la musica, la letteratura e la filosofia. Siamo creati per l’Infinito, ma non siamo capaci di rispondere a questa esigenza. Non c’è niente di più evidente del fatto che la vita ci è data, che tutto l’Universo non si fa da sé. È qualcosa d’altro, misterioso e nascosto che secondo la tradizione si chiama Dio».
La presentazione è finita, ma quello che è accaduto in quel giorno è solo l’inizio di una grande avventura e di un grande lavoro in Kazakistan. Tutto è nelle mani di Cristo.