| Duomo
di Milano, 12 febbraio 2002 |
Anzitutto
mi unisco anch'io, come il Santo Padre nel suo messaggio di ieri
a Mons. Giussani, mi unisco «alla gioia della Fraternità
di Comunione e Liberazione nel XX° del suo riconoscimento da
parte del Pontificio Consiglio per i Laici» e insieme col
Papa ringrazio - cito ancora dalla sua lettera - «Dio di ciò
che Egli ha operato attraverso liniziativa di
don Giussani e di quanti si sono uniti a lui nel corso degli anni»
e conclude il Papa: «E bello e giusto riconoscere insieme
la grandezza della misericordia di Dio!» (Cfr. Messaggio,
n.1).
E bello e giusto riconoscerlo qui insieme in tanti, tantissimi
come siete voi questa sera, con tanti sacerdoti, con tanti fedeli.
E bello riconoscerlo insieme nelladorazione, nel canto,
nel silenzio, nella contemplazione del Mistero di Dio.
Voglio lasciarmi ispirare dalle due letture di questa Messa che
voi avete scelto, che è la Messa in onore di Maria Vergine
del Cenacolo, perché sono certo - come lo sono ogni giorno
- di trovare nelle letture della Liturgia i messaggi giusti, i messaggi
adatti per noi questa sera.
Cominciamo nella pagina evangelica. In essa Gesù ci dice
che quando noi ascoltiamo la parola di Dio e la mettiamo in pratica,
diventiamo suoi fratelli, diventiamo persino sua madre, formiamo
cioè la sua famiglia. Si realizza così il progetto
di Dio, non solo di abitare con gli uomini, di essere in mezzo a
noi, ma di essere in noi e di unirci tutti quanti in unalleanza
che fa di noi in lui e con lui ununica famiglia e addirittura
un unico corpo, il corpo di Cristo, la Chiesa.
In questo progetto sono portate a compimento tante altre parole
della Scrittura, come la parola sapienziale che dice: «Mia
delizia è stare con figli degli uomini» o la parola
profetica che diceva: «Allora io sarò il loro Dio ed
essi saranno il mio popolo».
Per
questo, se questo è lo scopo, il fine, la meta di tutto,
tutte le nostre azioni devono tendere a questa meta: formare la
famiglia di Dio, il Tempio di Dio, il corpo di Cristo, la Chiesa.
Questo è anche lo scopo di tutte le aggregazioni intermedie
nellunico Corpo del Signore: inserire vitalmente e profondamente
ciascuno nellunico popolo di Dio, e la qualità di questa
inserzione è metro e misura di ogni aggregazione nella Chiesa.
Per giungere a questa meta, ci dice ancora Gesù nel Vangelo,
è essenziale ascoltare la parola di Dio, cogliere la parola
di Dio che ci trasforma, facendo di noi membra vive della famiglia
di Dio: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano
la parola di Dio e la mettono in pratica». La parola di Dio
è potenza di Dio, capace di assimilarci al suo progetto.
Ascoltandola e mettendola in pratica, noi diventiamo come Maria,
diventiamo come gli apostoli, formiamo la sua Chiesa e ci riconosciamo
tutte membra dellunico corpo di Cristo.
Siamo dunque veri discepoli di Gesù quando ci nutriamo della
Sua parola, così come Egli stesso si nutriva della parola
e della volontà del Padre. Più approfondiamo lascolto
docile della parola, più diventerà profondo il nostro
rapporto con Gesù, più saremo Chiesa.
Questo diventa ancora più bello quando tutta una comunità,
come la vostra grande Fraternità, si pone in ascolto della
parola e si rende obbediente ad essa. Allora è motivo di
grande gioia ed è un grande aiuto il pensiero di essere noi
tutti, voi tutti legati a Gesù e quindi legati fra noi e
tra voi con legami più forti di quelli di sangue. Mi sarete
fratello e madre.
La
prima lettura segna linizio di una nuova sezione della Lettera
prima ai Corinti. Paolo è preoccupato per quanto avviene
nelle assemblee di Corinto. In esse ciascuno avanza delle pretese
perché è convinto di possedere doni spirituali più
grandi degli altri. Così il desiderio di mettersi in primo
piano, di farsi valere, veniva spesso a creare unatmosfera
di competizione che favoriva confusioni, critiche e divisioni. Ed
era - ci dice Paolo - soprattutto luso di due doni a provocare
conflittualità: il parlare in lingue, la glossolalia, e la
profezia. Due doni che notiamo non partivano direttamente dalla
parola di Dio ma in qualche modo la precedevano quando non la sostituivano.
Lintervento di Paolo è volto a ristabilire un equilibrio
fra i vari fenomeni spirituali. Cè una regola fondamentale
che egli esprime che è ledificazione della intera comunità.
E necessario che tutto linsieme ne risulti edificato,
costruito cioè in maniera pacifica e compatta e non diviso
o frammentato.
Questa
è la sintesi di questi capitoli che cominciano al cap. 12.
Sarebbe bello avere tempo per seguire i tre momenti in cui si articola
la posizione di Paolo. Nel primo momento, che è quello dei
versetti letti in questa Eucarestia, Paolo allarga la prospettiva
dei Corinti intorno ai carismi, ricordando che l'intervento dello
Spirito, dellunico Spirito a favore della Chiesa è
molteplice e vario e non può essere limitato soltanto ad
alcuni doni. I doni nella Chiesa sono molti di più di quello
che noi pensiamo e tutti derivano dallunico Spirito.
Nel secondo momento Paolo approfondirà il senso della relatività
di tutti i doni spirituali rispetto alla carità. Ciò
che importa è la carità, lessere una cosa sola,
lessere tutti uniti, lessere fratello, sorella e madre
gli uni per gli altri. Qui cè il famoso inno alla carità
che tutto copre, tutto spera, tutto sopporta.
Nel terzo momento infine dà istruzioni sul posto da accordare
nella comunità ai due doni più controversi, cioè
la glossolalia e la profezia.
Tali
doni venivano ricondotti ad impulsi vitali misteriosi, quindi attribuiti
genericamente allo Spirito, inteso come dono di ispirazione,
ma un dono che non partiva di per sé né dallintelletto,
né dallascolto della parola. A Paolo importava invece
sottolineare loggettività dei doni di Gesù e
del loro collegamento. Cristo si rivela nei suoi gesti e nelle sue
parole, si rivela nelle parole tramandate su di lui ufficialmente
ed è anche partire dallascolto di queste che si diventa
spirituali autentici, ossia adulti nella fede, non fuorviati da
doni secondari.
La regola fondamentale a cui Paolo ricorre è dunque duplice:
quella dell'oggettività della fede e quella della edificazione
della comunità.
Occorre dunque che guardiamo tutti quanti insieme allinsieme
della Chiesa e al suo costruirsi per opera dello Spirito Santo secondo
la legge del Vangelo. Questa Chiesa ci supera tutti perché
è Gesù stesso vivente nellumanità.
Questo vostro traguardo ventennale, per il quale rendiamo grazie
a Dio, vi invita a guardare dunque ancora di più al di là
di voi stessi, a guardare verso la Chiesa intera, in vista della
quale vi sono stati dati questi doni di cui siamo giustamente grati
a Dio.
La celebrazione dei ventanni è unoccasione per
crescere nella maturità, per farsi cioè carico sempre
di più non solo dello sviluppo delle opere da voi iniziate,
ma per prendersi a cuore la Chiesa intera e le sue necessità.
Per questo il Papa nella sua lettera vi esorta «a cooperare
con costante consapevolezza alla missione delle diocesi e delle
parrocchie, dilatandone coraggiosamente lazione missionaria
sino gli estremi confini del mondo» (cfr Messaggio, n. 4)
Per questo servizio occorre condividere profondamente le intenzioni
della Chiesa intera e portarne i pesi. Così Gesù ci
riconoscerà come sua madre e suoi fratelli e avremo la gioia
della perfetta unità.
Al
termine della Messa, prima della benedizione finale:
Prima di dare questa benedizione solenne su ciascuno di voi vorrei
esprimere ancora una volta la mia vivissima gratitudine per avermi
invitato a presiedere questa celebrazione. Lho fatto con tanta
gioia e pensando con tanto amore a ciascuno di voi. Vi ringrazio
vivamente per gli auguri che mi avete fatto per il mio 75° compleanno,
che è una data significativa per tanti motivi, anche perché
mi fa intravedere un poco quel sogno di Gerusalemme, finalmente
in pace, al quale penso da tanto tempo.
In ogni caso vorrei dire che sono molto vicino a ciascuno di voi.
Comprendo bene lo sforzo, il cammino, la fatica e la gioia di tutti
voi preti, laici, soprattutto le famiglie e tutti coloro che servono
il Regno di Dio.
Vi voglio molto bene, molto più di quanto forse non immaginiate,
perché vi sento profondamente nel mio cuore e nel cuore di
Cristo.
Desidero davvero che si attui per voi lideale di piena e perfetta
santità e di presenza profonda nel cuore della Chiesa che
si augura anche don Giussani con queste parole molto commoventi
con le quali ci ha raggiunto in questo momento (.
Chiedo dunque al Signore di benedire di cuore ciascuno di voi e
tutta la nostra Chiesa.
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