Anteprima Tracce, maggio 2008
Una Presenza che plasma il reale
La grande mostra sulla “rinascita dell’antico nell’arte italiana” ha aperto i battenti. Tra i primi a visitarla, Julián Carrón. Abbiamo raccolto qualche appunto dai suoi giudizi. Ve li proponiamo come chiave di lettura
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Qual è il valore di questa bellezza, considerando che la ripresa dei modelli nel Duecento non è stata appena un’imitazione dei modelli classici?
In queste opere è evidente che il cristianesimo non è un pensiero, ma è vissuto, sentito come esperienza innanzitutto di Cristo presente.
Questo ritorno al classico, questa tradizione che rivive è possibile perché c’è un’esperienza presente che riesce a plasmare questi volti.
Avviene un passaggio importante negli artisti: dal formalismo classico ai volti delle opere che iniziano ad avere un’espressione. Questo è possibile perché l’esperienza di Cristo è presente, si tocca. Non basta un discorso corretto, non basta un moralismo, ma una Presenza presente che rende il soggetto vivo, che riesce a plasmare un’altra cosa. È possibile per Cristo presente. A noi non interessa la bellezza dell’arte fine a se stessa, perché anche questa è destinata a morire, ci interessa invece l’unica Bellezza che rimane per sempre.
Questi uomini facevano esperienza di Cristo presente; senza questa esperienza l’esito è solamente l’imitazione. Nella tridimensionalità delle opere si documenta una Presenza che è dell’uomo, per l’uomo. Questa era l’esperienza personale degli artisti.
Ci aspetta una sfida: che tutti coloro che entrano in questa mostra possano uscire cambiati, diversi. Cambiati perché hanno fatto esperienza di Cristo presente, cambiati perchè hanno intravisto questa presenza del Mistero nella storia.
L’augurio è che tutti quanti la visitano possano essere introdotti al Mistero presente.
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