Cari Amici, un cordiale saluto a tutti voi che siete giunti così numerosi all’annuale appuntamento degli Esercizi spirituali della Fraternità. Guardandovi, il mio pensiero va all’intero popolo del movimento di Comunione e Liberazione sparso ormai in settanta Paesi dei cinque continenti e che in questi giorni si unisce idealmente a questo tempo forte di raccoglimento, di preghiera, di meditazione: un incontro intenso con il Signore che rinfranca lo spirito, rigenera le forze, ricarica di senso il nostro cammino. Saluto don Julián Carrón al quale sono profondamente grato per il dono della sua amicizia e per la generosa disponibilità a collaborare con il Pontificio Consiglio per i Laici. E saluto il professor Giorgio Feliciani, vicepresidente della Fraternità e consultore fedele del Consiglio per i Laici, che si avvale ormai da lunghi anni della sua preziosa competenza.
Lieto dell’invito a presiedere questa celebrazione eucaristica, la mia presenza tra voi vuole essere segno del profondo legame che attraverso il Dicastero che ho l’onore di presiedere vi unisce alla Sede di Pietro, e vuole essere espressione di quella affettuosa paternità dei pastori della Chiesa - come spesso mi diceva don Giussani nei confronti del movimento.
Scrive san Giovanni, come ascolteremo fra poco: «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1Gv 1,8). Iniziamo, quindi, la nostra celebrazione mettendoci al cospetto di Dio nella verità e riconoscendo i propri peccati. In spirito di pentimento e di umiltà diciamo insieme: Confesso a Dio Onnipotente...
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