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| RASSEGNINA In breve, dalla stampa dal 22 al 29 settembre |
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| Sergio Claudio Perroni I filosofi del pensiero refluo Il Foglio, 26 sett. Annuale Festival della Filosofia a Modena, quest’anno intitolato “Sulla vita”. Riassunto dell’intervento di Galimberti: «L’essenziale è comunque liberarsi dalle “cieche speranze”, di quelle “macchine del desiderio infinito” che sono la carota eterna che quegli smidollati dei cristiani si lasciano dondolare davanti al muso per non sentirsi troppo mortali». Maco Politi Il Papa, Orazio e la morte la Repubblica, 28 sett. Presenziando alla Messa in memoria di Paolo VI e papa Luciani, Giovanni Paolo II ha detto: «Siamo sorretti dalla speranza che un giorno potremo incontrare anche noi il Giudice misericordioso nel paradiso insieme a Maria». Cinzia Tromba Immortali si diventa L’Espresso, 2 ott. Lo scienziato William Haseltine promette di far diventare l’uomo immortale, sostituendo periodicamente le cellule invecchiate con cellule “giovani”. «L’immortalità è una proprietà della materia vivente. Prenda i batteri: quelli che vediamo oggi esistono da milioni di anni». |
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| Commento | È ricominciato un altro anno; è ricominciata la vita routinaria
di sempre. Noi che cosa ci aspettiamo? Meglio tarpare i nostri desideri
- come suggerisce Galimberti - così da evitare una sicura delusione?
Meglio sognare la fantascienza che regolarmente ci è fatta immaginare
dai più guru fra gli scienziati? Ce ne scusi il professor Haseltine,
ma noi non vogliamo la longevità dei batteri, perché ci sentiamo
più esigenti dei batteri. Noi vogliamo l’eterna felicità,
che non c’è in questo mondo, se non nella forma di promessa,
di iniziale esperienza. Cominciare il lavoro di un anno accentua il sentimento
della vita come attesa del massimo, dell’infinito, del Paradiso.
Il Papa in effetti, pur così malato, non sembra mai alla fine, proprio
perché instancabile nel desiderio del massimo per sé: per
la sua vita in terra, infatti, continua a progettare viaggi; per la sua
vita nell’al di là continua ad aspettare e immaginare il faccia
a faccia con l’autore del nostro destino, Dio. La vita non ci sta
in una definizione, come forse pretenderebbero i filosofi riuniti a Modena.
La vita non ci sta da nessuna parte, perché nessun fronte, nessun
affetto riesce a compierci, a farci pensare di essere arrivati, di poterci
fermare, di riposarci. La rivoluzione più potente è quella che grida l’Infinito come meta e questa terra come strada, sterrata, accidentata e in salita. |