RASSEGNINA G
In breve dalla stampa - dal 18 al 25 Ottobre 2004
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Solo
scuse (e in ritardo) al diplomatico israeliano. Ma quando
può parlare?
Il Foglio, 20 ott.
«Il messaggio di terrore diretto alla direzione della
facoltà è stato
chiaro: o lo cacciate oppure rimaniamo qui. Questo israeliano
non apre bocca. Non siamo antisemiti ma antisionisti - hanno
precisato i manifestanti - Israele non ha diritto di esistere».
Nelle scorse settimane, all’Università di Pisa,
venti studenti, in nome della tolleranza pacifista, hanno
impedito all’ambasciatore israeliano di parlare alla
facoltà di scienze politiche, minacciandolo di violenza
fisica perché convinti del fatto che Israele non abbia
il diritto di esistere.
Marco Lodoli
I
jeans a vita bassa delle quindicenni
Repubblica, 18 ott.
«Professore, ma non ha capito che oggi solo pochissimi
possono permettersi di avere una personalità? I cantanti,
i calciatori, le attrici, la gente che sta in televisione,
loro esistono veramente e fanno quello che vogliono, ma tutti
gli altri non sono niente e non saranno mai niente. (…)
Ho protestato, (…) ma capivo che (…) non riuscivo
a convincere nemmeno me stesso. A quindici anni ci si può già sentire
falliti, (…) perché non c'è alcuna possibilità di
essere protagonisti almeno della propria vita».
Annalena Benini
Il
diritto alla sofferenza di Brunetta, un “mostro” felice
di esserci
Il Foglio, 23 ott.
«Ma allora, se per sostenere un’idea bisogna
cambiare la realtà, vuol dire che l’idea non è così formidabile….e
non esiste al mondo, “mai mai mai” un malato
di talassemia che preferirebbe essere non nato, “la
sofferenza è niente, in confronto all’essere
qui adesso, a incazzarmi”».
Giuliano Ferrara
Perché non
possiamo rinunciare a definire il bene dal male
Il Foglio, 22 ott.
«Deve esserci un criterio per dire e fare “meglio” o “peggio”,
e questo criterio è una certa definizione di ciò che è “bene” come
adeguamento dell’intelletto alla cosa, alla realtà,
e di ciò che è “male”. E’ una
conversione… nel senso che è la decisione di
usare la ragione in modo non strumentale e tecnico, guardando
alla sostanza delle cose che sarà inafferrabile e
difficile da definire, ma senza la quale non esisterebbe
nemmeno la loro forma.»
Commento
Ci sono degli stereotipi di pensiero molto diffusi che diventano,
nelle code estreme, inevitabilmente violenti, o contro gli
altri - come i tolleranti pacifisti di Pisa -; o contro se
stessi, come la studentessa di Roma che dice: se non vado in
tv, se non riesco a distinguermi dalla massa sono una fallita.
E il professore imbarazzato non sa cosa rispondere. Quando,
come in questi esempi, un’idea di ciò che dovrebbe
essere prevale sulla realtà stessa, allora emerge o
un’estrema violenza, o un’estrema desolazione.
Se così fan tutti, c’è chi va contro tendenza.
Come il signor Brunetta - il presidente dei talassemici in
Italia ed egli stesso talassemico - che, dentro il dolore della
sua malattia, raccontando di sé, testimonia la positività e
l’utilità del suo essere al mondo, come emerge
in particolari apparentemente banali, quali il correre a casa
per accudire la moglie influenzata: «Adesso devo scappare,
lei ha bisogno di me». «Il pensiero più risoluto è niente
in confronto a ciò che avviene», diceva Pavese;
desideriamo quindi l’umiltà che accetta la realtà come
più grande di sé e la impariamo da chi non si
accontenta e spende le sue forze per cercarla e, per questo,
come dice Ferrara, occorre convertire la nostra posizione. |
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