RASSEGNINA
a cura del Clu (Comunione e Liberazione universitari)
In breve, dalla stampa dal 15 al 30 maggio 2005
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Giuseppe Sarcina
Frattini: “Ci vuole più politica e meno burocrazia” Corriere della Sera, 30 mag.
Commentando il risultato del referendum francese sulla Costituzione europea, Frattini ha dichiarato: «Ecco direi più politica e meno burocrazia (…), In Francia, ma non solo. Se i leader europei appoggiano un piano di rilancio come è quello di Lisbona, che prevede riforme, meno burocrazia e più competizione, non possono, nello stesso tempo, garantire ai cittadini la logica del posto fisso o difendere un vecchio modello di stato sociale. L’Europa insomma, come si è visto a Parigi, non fa molta strada se si preoccupa solo di governare le paure».
David Frum
Ben vi sta
Il Foglio, 25 mag.
«Sconcertati da tali sfide, i francesi, come i tedeschi, hanno perso la fiducia nei loro leader. Molto a monte dell’astio verso la leadership di Chirac e Schroeder vi è però il più vasto sentimento che il sistema europeo, prima così vittorioso, abbia smesso di funzionare a vantaggio dei cittadini europei».
Tahar Ben Jelloun
Quando i francesi fanno i capricci
L’Espresso, 19 mag.
«La Francia è una società invecchiata, che ha difficoltà ad accettare il cambiamento. Godiamo di una situazione “felice”, ma pochi francesi la vivono con gioia. E nello stesso tempo questa rigidità, unita all’estrema pesantezza burocratica , alla difesa sistematica, attraverso lo sciopero, delle conquiste sociali e talvolta di alcuni privilegi, rendono la vita difficile in questa nazione. Sempre più numerosi imprenditori francesi si trasferiscono all’estero poiché il paese non funziona come dovrebbe, ovvero con elasticità e nel rispetto della libertà».
Tim Parks
E se scoprissimo che questa Carta è inutile?
Corriere della Sera, 25 mag.
«I media italiani traboccano di esortazioni vuote circa i nostri doveri per costituire questa Europa, migliore, unita, e in gran parte inimmaginabile. Suggerire qualsiasi altra possibilità è un’eresia, un’irresponsabilità, un’aberrazione morale».
Commento E alla fine, come ampiamente previsto, i Francesi hanno votato no. Il progetto di costituzione europea subisce così una brusca battuta d’arresto e ne escono malconci i suoi più accesi sostenitori: Chirac, Schroder e anche Zapatero, che ha vinto il referendum solo attraverso una partecipazione irrisoria. Votando contro la Costituzione europea, i cittadini francesi hanno denunciato una situazione sociale che percepiscono insoddisfacente e priva di prospettive (“senza gioia”, dice Ben Jelloun). Il modello di Stato consacrato dalla Costituzione europea e applicato non solo in Francia, ma tendenzialmente anche negli altri paesi dell’Unione, è in crisi.
L’ipotesi di andare contro una qualsiasi iniziativa dell’Unione europea, fino a poco tempo fa, era praticamente un tabù; il no francese offre l’occasione preziosissima, che poi è una necessità, di rimettere tutto in discussione e di considerare la cultura e l’organizzazione della convivenza civile che noi vogliamo. Il voto francese è il segnale che i nostri popoli non vogliono un’Europa che pretende di accompagnarli dall’embrione alla tomba (cosa che, come dimostra anche l’attuale dibattito in Italia, così non è), ma li schiaccia sotto il peso del controllo e della burocrazia. «Sognano sistemi talmente perfetti, che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono» (Eliot). Noi vogliamo un’Europa e un’Italia che non abbiano paura di rischiare sulla libertà dei cittadini, singoli o associati. Questo per altro è il progetto originario di De Gasperi, Schumann e Adenauer. Ripartiamo dal no francese.
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