menu di Comunione e liberazione
cosa è cl cl nel mondo rivista Tracce immagini e video libri e musica mailing list archivio link scrivi inglese spagnolo home page

Rassegna stampa CLU
dall’8 gennaio al 22 gennaio 2007


«Per un pugno di euro», Dreyfus, Libero, 12.01.2007
«Voi due. Olindo e Rosa, non siete mostri o bestie. Non vi faremo la cortesia di situarvi fuori dai confini dell’umanità. Ci avete ricordato che razza di specie è quella degli uomini. Avete assassinato un bambinetto […] In che pozzo del cuore avete trovato questa forza? […] Sarebbe bello dare la colpa al diavolo, o alla pazzia. Invece è questa capacità di fare il male che sgomenta. […] Siamo noi. Questa bestia umana. Caino. Non c’è tradizione religiosa che ce ne metta al riparo».

«Castagna: li perdono. E Azouz non ha visto come li hanno ridotti», Marco Imarisio, Corriere della sera, 12.01.2007
«“L’odio non porta da nessuna parte” […] “Non capisco perchè la gente si stupisca. Tradirei mia moglie, la nostra storia, se non perdonassi i colpevoli” […] “Io vivo la fede in questo modo – dice con un sorriso timido – . Bisogna chiedere al Signore di mettere una mano sulla testa di quei due poveretti, bisogna chiedergli di perdonarli”».

«Il perdono ai mostri di Erba non apre le sbarre della cella», Bruno Fasani, Il Giornale, 19.01.2007
«Le sue dichiarazioni, anche quelle impastate di lacrime, sgorgavano da un animo scolpito dalla Grazia. C’era poi qualcosa di struggente in quella volontà di perdonare, vissuto in sintonia con la cultura del perdono espressa dalla moglie in quarant’anni di vicinanza d’amore. […] La gente fatica a concepire il perdono davanti al consumarsi del male. È un equivoco che nasce dal credere che esso sia nemico della giustizia. Insomma, perdonare come far finta di niente, come eliminazione delle colpe e delle responsabilità, ingenua beatificazione del peccatore o masochismo autolesionista. Perdonare non è nulla di tutto questo. Esso […] è continuare a credere che la persona che ha sbagliato possa ancora percorrere una strada di ritorno, per ripristinare quell’originale dignità che porta inscritta in quanto creatura umana».

«Il perdono incredibile», Luca Doninelli, Il Giornale, 13.01.2007
«Nemmeno i preti (meglio: alcuni preti) credono più che il cristianesimo possa riconciliare l’uomo con la sua natura, rendendolo capaci di gesti umani semplici e immediati, prima di tutti i metabolismi. I fatti invece, per nostra fortuna, testimoniano il contrario: Carlo Castagna ne è un esempio. Una radice cristiana, popolare, ignorata per decenni da politici e intellettuali, permane nel tessuto italiano molto più di quanto pensiamo, e si esprime in questi gesti limpidi, che oggi ci sembrano fiori cresciuti nel deserto mentre esprimono a normalità dell’esistenza cristiana».


Commento
Dopo un mese dal delitto di Erba, guardando i volti degli assassini, ci accorgiamo con stupore che sono uomini come noi. Per quanto possa essere scomodo ammetterlo, la capacità di fare il male di Olindo e Rosa è la stessa che abita nell’animo di ogni uomo, di ciascuno di noi, e che si affaccia come possibilità nella vita di ogni giorno. Il male non ci è estraneo, appartiene alla nostra stessa natura.

Sui giornali e alla TV sono emerse le reazioni più varie, fino alla necessità della vendetta.

Tra tutte, una si è distinta per la sua eccezionalità e per la sua drammatica autenticità, quella di Carlo Castagna: «Li perdono e li affido al Signore. Bisogna perdonare in questi momenti. Bisogna finirla con l’odio. Se non si perdona il mondo finisce». Ma di che si tratta? Da dove nasce questo perdono? Da una esperienza, dalla certezza di una fede viva, da una storia reale di rapporti e di perdono ricevuto. C’è una Presenza più grande degli sbagli, esiste un abbraccio, sperimentabile, più forte del male. Il perdono di Castagna non è perciò far finta di niente o cancellare quanto è successo – come a dire: “tanto la vita continua” – e nemmeno un gesto di debolezza di una persona alienata (come persino qualche prelato ha insinuato), ma uno sguardo più umano e realistico su se stessi e sugli altri, che appartiene, in un certo senso, alla “normalità dell’esistenza cristiana”, che è tutta “nel segno” di questa eccezionalità.
Ricerca avanzata

@ webmaster / @ redazione link