Più liberi in Europa
«Cristiani perseguitati, ecco la lista nera», Luigi Offeddu, Corriere della Sera, 16.11.07
«A parte la Cina e il Vietnam, quasi tutti gli altri nella lista nera compilata a Strasburgo sono paesi musulmani: Turchia - quella stessa Turchia che attende di entrare nell'Unione Europea - Pakistan, Gaza, Iraq, Sudan, Siria. Paesi dove «in alcuni casi la situazione delle comunità cristiane è tale da compromettere la loro sopravvivenza...qualora esse scomparissero, una parte significativa del patrimonio religioso dei paesi in questione andrebbe perduta». Per questo, il Parlamento Europeo - centrodestra e centrosinistra quasi compatti, per una volta, e i laici insieme con i cattolici - «condanna risolutamente tutti gli atti di violenza contro comunità cristiane, ovunque essi si verifichino, ed esorta i governi interessati a tradurre in giudizio gli autori di tali reati». […] La risoluzione, promossa dal vicepresidente dell'assemblea Mario Mauro (Forza Italia - Partito Popolare Europeo), cita anche «altre comunità religiose», e la Corea del Nord, l'Eritrea, la Bielorussia, la Cina «dove le autorità continuano a reprimere qualsiasi manifestazione religiosa».»
«Mauro: superato il pregiudizio», Intervista a Mario Mauro, F. Serra, Avvenire, 16.11.2007
«Credo davvero che ora in seno al Parlamento europeo il confronto senza pregiudiziali e per il bene comune renda possibile incontrarsi sulla verità. È accaduto che di fronte a tanti tragici episodi il parlamento riconosce che la violazione dei diritti dei cristiani è legata “tout court” alla fede che essi professano. È stato superato «il» pregiudizio, quello nei confronti dei cristiani. […] La libertà religiosa è la cartina di tornasole per il rispetto di tutte le altre libertà e dei diritti dell’uomo: la persecuzione dei cristiani nel mondo rappresenta infatti una delle più feroci sfide contemporanee alla dignità della persona.»
«Finalmente l’Ue riconosce la persecuzione dei cristiani», Giorgio Vittadini, Il Giornale, 23.11.07
«In tutto il mondo occidentale la libertà religiosa, e in particolare la difesa delle comunità cristiane perseguitate, sembrava essere da tempo questione marginale. Basti pensare che proprio il Parlamento europeo ha in questi anni varato più condanne contro il Vaticano come entità statale repressiva in materia di aborto, omosessualità, sperimentazione sulle cellule staminali che contro stati impegnati in repressioni, persecuzioni e genocidi. Basti ricordare che una certa concezione malata di multiculturalismo ha, di fatto, giustificato la guerra santa proclamata da gruppi fondamentalisti contro inermi cristiani considerati come l’espressione dei «crociati». Il pronunciamento del Parlamento europeo è tanto più significativo perché prende le distanze da una certa politica internazionale disposta a chiudere gli occhi se chi perpetua crimini contro la libertà religiosa “conviene” sul piano politico e commerciale. […] Siamo alle soglie di una ripresa di coscienza da parte dell’Unione europea delle ragioni che stanno alla sua origine, ovvero la difesa di una vera libertà al suo interno e nel mondo?»
Commento
Mercoledì 14 novembre 2007 nel Parlamento europeo è stato abbattuto un pregiudizio che durava da anni: «il» pregiudizio, come lo definisce Mario Mauro, quello nei confronti dei cristiani. L’Occidente ha per lungo tempo assistito con tacita complicità alla persecuzione dei cristiani nel mondo. Perché, diciamolo francamente, quando oggi si parla di persecuzioni violente contro le comunità religiose è un fatto che le vittime sono al 90% cristiani. La risoluzione approvata dal Parlamento europeo mette fine all’ipocrisia di una difesa della libertà religiosa che in questi ultimi anni ha preteso ignorare i ripetuti episodi di repressione della presenza cristiana in tanti paesi.
La tutela della libertà religiosa è la vera sfida per ogni stato laico e democratico. In quanto la religiosità è la dimensione più profonda e inestirpabile dell’umanità di ogni uomo, dove non venga rispettata la libertà religiosa non vi può essere libertà alcuna. Non si tratta di assicurare la possibilità di pensare a Dio nell’intimo della propria anima, ma di garantire una libertà di espressione pubblica e comunitaria del proprio credo nel perseguimento del bene comune.
Con la proposta di risoluzione del 14 novembre si inizia forse anche a saldare quella frattura tra l’Europa e le proprie radici cristiane, che sono l’origine della sua storica battaglia in difesa della libertà. |