«Una tragedia senza senso»
«L’America è un po’ pazza», Il Foglio, 17.04.07
«L’Apocalisse è arrivata ieri mattina a Blacksburg, nel placido campus universitario di Virginia Tech, nel sud-est degli Stati Uniti. Alle 7.15 un ventenne di origini asiatiche, vestito di nero, dotato di due pistole e di parecchie pallottole ha cominciato a sparare nel complesso universitario facendo le prime vittime. Due ore dopo è entrato in uno degli edifici, ha chiuso con due lucchetti le vie d’uscita e ha compiuto una carneficina “insensata e incomprensibile”, nelle parole del rettore dell’Università. […] Gli studenti e i dipendenti dell’Università uccisi dal furore assassino sono 32, i feriti sono pochi di meno. Lo stragista è morto, si è ucciso egli stesso dopo aver compiuto la carneficina».
«Blacksburg, Virginia, America», Il Foglio, Amy Rosenthal, 18.04.07
«Di fronte alle ultime spiegazioni su quel che è avvenuto, il professore Copulsky non fa che ripetere una parola: “Anywhere”, ovunque. Poteva capitare ovunque […]. Tutti erano sconvolti e si chiedevano: “Com’è potuto succedere?”. Oggi ricorre lo stesso interrogativo, condito da una serie di “e se…” […]. Dice che studenti e professori sono “scioccati, arrabbiati, increduli”, ricorda che tra le vittime c’è anche un suo collega ma non ci sta a entrare nella polemica politica, quella sulle armi che si vendono ovunque e a chiunque, senza troppi controlli […]. Ma quel che più colpisce, quel che più dispiace e terrorizza è sempre la piccola parola che ricorre nelle parole di Copulsky. “Ovunque”. Poteva capitare ovunque».
Telegramma di cordoglio del Santo Padre per le vittime della strage al Campus di Virginia Tech (U.S.A.)
«Profondamente rattristato dalle notizie della sparatoria al Virginia Tech sua Santità Papa Benedetto XVI mi ha chiesto di trasmettere l’assicurazione delle sue preghiere. Nel seguito di questa tragedia senza senso, egli domanda a Dio nostro Padre di consolare tutti coloro che sono in lutto e di garantire loro quella forza spirituale che trionfa sulla violenza col potere del perdono, della speranza e della riconciliazione. Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato».
Commento
Una «tragedia senza senso». Così Benedetto XVI ha definito la strage di Blacksburg, che si è consumata dentro le mura di un’università come le nostre. Di fronte a essa ci troviamo attoniti, smarriti, sgomenti; oppure – dopo un istante – distratti, incapaci di reggere l’urto.
Perché è accaduto? La più accurata delle analisi non è in grado di darci spiegazioni, la più aggiornata delle ricostruzioni non riesce a ridurre il fatto.
Emerge in tutta la sua evidenza la potenza del male, inspiegabile, e la conseguenza di una drammatica assenza di senso, così spesso teorizzata, esaltata dagli attuali maestri del pensiero che conta.
Ma – chi può negarlo? – tutti noi ci scopriamo ogni giorno bisognosi di un motivo adeguato per vivere, di una risposta ai nostri desideri più veri, in mancanza della quale montano in noi un’insoddisfazione e un’angoscia che spesso si traducono in rabbia; una rabbia quotidiana, che non fa notizia, fino a quando non viene portata all’eccesso, come è accaduto.
Una vita senza significato: questo è l’inferno; non quello che sarà, quello che è già qui, cui facilmente ci abituiamo.
Eppure c’è qualcosa in noi che non si rassegna, che continua ad attendere. Dove guardare, su che cosa far leva? Occorre – come scriveva Calvino – «cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio». Occorre incontrare qualcosa, qualcuno che porti oggi una risposta al nostro desiderio di felicità, al nostro bisogno di senso, così da poter stare davanti alla vita senza venir meno a noi stessi, senza fare censure, con una speranza non campata per aria. |