Rassegna stampa CLU
dal 5 dicembre al 18 dicembre 2006
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«La morte non è buona», Gianni Baget Bozzo, Il Giornale, 14.12.2006
«Unire un caso emotivo con la politica dello Stato mediante la norma giuridica è presente in tutte le azioni del Partito Radicale, sia di quello transnazionale sia di quello italiano. È questo anche il caso di Piergiorgio Welby […]. In un mondo che non legittima la morte ma la copre di un silenzio abrogante, un malato che desidera morire con l’impegno in cui si concreta il desiderio di vivere, ha un impatto emotivo sicuramente forte […]. Il principio che verrebbe sancito con un atto legale o con un atto rivoluzionario stabilisce sempre il concetto che lo Stato può decidere che una vita che non vale la pena di essere vissuta a giudizio dell’opinione pubblico (e pare che Welby abbia la maggioranza dei consensi) possa essere soppressa»
«Macabra battaglia sul corpo di uomo», Davide Rondoni, Avvenire, 6.12.2006
«In nome del diritto del singolo, finiscono per dare ogni diritto allo Stato e ai suoi organismi […]. Non l’interesse per il suo dolore ma lo sbandieramento per la sua disperanza. Quasi usando di lui come capo d’imputazione alla vita […]. Non sei più tu, vita, a dettare i limiti e gli scopi del faticoso e vario legiferare nella comunità degli uomini. No, non esiste più la vita cui si deve rispondere. Esiste solo la cosiddetta autodeterminazione […]. Non mi interessa del destino singolo. Ne avreste più rispetto. Vi interessa una battaglia filosofica, di principio. Sostituire alla vita lo Stato. Come se l’uomo dovesse rispondere solo a se stesso e alla legge, e a nient’altro».
«La palpebra di Carlo e la leucemia di mia figlia Lucilla»,Luigi Amicone, Il Foglio, 8.12.2006
«Anche Carlo [pompiere sardo malato di sla, ndr] ne ha abbastanza. Ma non per questo consente alle nostre mareggiate di pietà e compassione di scambiare la tempesta dei sentimenti per la pietra, il vero, la cosa […]. “Dio mi ha detto che ha grandi progetti su di me” […] Non so niente, non capisco un accidente, so soltanto che il nemico dice: “Presente”! Stai davanti a questa realtà mi dico. Non scappare, non tirare in ballo Dio, né i santi, né la Madonna. Ecco la verità intera: non a noi ma a un Altro appartiene l’essere».
«Un giorno in più, ne val la pena», Dreyfus, Libero, 13.12.2006
«Welby descrive la morte come se fosse una donna bellissima: “Morire dev’essere come addormentarsi dopo l’amore, stanchi, tranquilli, e con quel senso di stupore che pervade ogni cosa” […]. Ma come si fa a non capire, che Welby non descrive la morte ma la vita. La vita di chi è circondato dall’amore e si stupisce di tutto. Trasferisce l’idea di sonno beato nella morte, per consolarsi dell’idea che la sua vita così non ha senso […]. Proprio quando domanda di morire è un uomo […]. Nessuna cosa della vita dell’uomo è senza dolore. Non esiste una soglia del dolore o della dipendenza da un altro che renda l’uomo meno uomo».
Commento
Quella di Welby è una vicenda umana drammatica, sfruttata dai media e dalla politica per condurre una battaglia ideologica: la posta in gioco è il diritto all’eutanasia. La dinamica è ben nota, i radicali la usano da sempre: prendere un caso singolo, con forte impatto emotivo, al fine di sovvertire un principio e ottenere una legge. Qui si tratta di una legge che permetta all’uomo di darsi la morte, ovvero di disporre a suo piacimento della vita. Pensando così di essere padroni di noi stessi, lasciamo che sia lo Stato a dirci quando e in quali condizioni la nostra vita è degna di essere vissuta, quando deve iniziare e quando finire.
Ma la vita non è nostra, né dello Stato: è di un Altro, e chiede di affermarsi anche nella sofferenza e nel dolore. Essa vale sempre e comunque la pena di essere vissuta! Questo è evidente anche nel caso di Welby: la sua ostinazione e il coinvolgimento che i suoi sforzi manifestano sono sintomi di un uomo che vive e che è fatto per la vita.
L’ideale non può essere quello di una esistenza senza sofferenza e senza dolore. Non abbiamo bisogno di uno Stato che ci organizzi la vita, ma di Uno che venga a condividerla. Solo così si può essere in pace, senza negare nulla. Il Natale è l’annuncio di questo avvenimento: il Mistero che diventa compagnia all’uomo. |
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