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| RASSEGNINA In breve, dalla stampa dal 3 al 10 novembre 2003 | |
Gianni Riotta |
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| Commento | Per ragionare occorre sperare, ossia riconoscere che esiste una positività più grande delle negatività prodotte dalla stessa ragione. Come efficacemente scrive Riotta, la strage di Chernobil non può “avvelenare” l’intera tecnologia. Stando ai fatti della settimana, è plausibile che la paura e lo sconcerto suggeriscano: “Chissà quanti morti ci saranno domani”; ma non è plausibile abbandonarsi al sentimento che sarà sempre così. Tuttavia, per sperare occorre ragionare, cioè esercitare la ragione nonostante i suoi limiti. Innanzitutto, guardandosi da una superficialità: bisogna cercare di considerare tutti i fattori, non solo quelli che confermano ciò che già pensiamo. Da questo punto di vista, è fuori luogo auspicarsi la chiusura de L’Unità, ma è molto opportuna l’osservazione che i giornali non sottovalutino una propria corresponsabilità nel corso degli eventi. Come è sacrosanto ribellarsi al fatto che sia considerato “formativo” per i futuri magistrati un opuscolo in cui - a sentenza non ancora avvenuta - si sentenzia che il presidente del consiglio è, a priori, condannato e che il riferimento al suo partito è meno lecito di quello agli altri. Purtroppo viviamo in tempi di ideologie deboli in cui la ragione sprofonda, perché privata della speranza e della tensione verso evidenze più grandi delle previsioni, quando ci si sforza; dei propri pregiudizi, quando non si fa nulla. |