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| RASSEGNINA
G In breve, dalla stampa dal 29 settembre al 6 ottobre | |
Marcello
Sorgi |
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| Commento | Ritornati in Università, ci sembra di essere piombati
in una selva oscura. Non ci riferiamo solo al blackout di qualche giorno
fa, che ha lasciato al buio milioni di italiani. Minacce di sciopero e
pacchi bomba al Ministero del Lavoro denotano un clima di violenza e confusione.
E che dire dell’Università? A quanto si legge dai giornali
e per quel poco che si capisce dal dentro, domina un senso di incertezza
e precarietà, e non solo tra noi studenti. Il buio non avvolge soltanto
i grandi mondi della politica, dell’industria elettrica e dell’istruzione,
ma arriva terribilmente vicino alla vita di tutti i giorni. A proposito
del disegno di legge contro le droghe, Muccioli afferma: «Queste
sostanze sono il sintomo della paura di vivere delle persone». Lo
stesso disagio narrato dal Nobel della Letteratura Coetzee, che non a caso
viene chiamato poeta del dolore, e che è specchio del sentimento
della vita che ha la mentalità moderna. In questo blackout generalizzato
non basta essere ottimisti per sperare, né si può rimanere
indifferenti. Afferma Peguy: «Per sperare, bambina mia, bisogna essere
felice, bisogna aver ottenuto, aver ricevuto una grande grazia». Non abbiamo bisogno di trovare nuove categorie o requisiti per garantire la felicità, come vorrebbe dimostrare la rivista inglese New Scientist. Noi la soddisfazione l’abbiamo vissuta e la viviamo tuttora: nell’esperienza di un amore gratuito alla nostra vita che non ci molla mai. Per questo speriamo. |