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Rassegna stampa CLU dal 28 maggio al 22 giugno 2009

LE FOLLIE DELL’IMPERATORE


«Un premier sotto ricatto e una suburra di stato»,
Eugegno Scalfari, La Repubblica, 21.06.2009

«La domanda che milioni di persone sempre più attonite e disgustate si pongono è ormai martellante e te la senti fare agli angoli delle strade, nelle centinaia di migliaia di lettere che “Internet” rovescia sui tavoli delle redazioni: quanto durerà questo sconcio? Come si uscirà da questo pantano? […] Il problema è a questo punto di una chiarezza elementare: un premier sotto ricatto che deve provare (provare, non affermare soltanto) che i fatti non sono quelli raccontati e provati dai suoi ricattatori; una vita privata del capo del governo costellata da stravizi, alimentata da una corte di ruffiani e gestita da persone ricompensate con scranni in Parlamento a Roma e a Strasburgo, che deturpa l’immagine dello Stato e del Paese e non può più oltre essere sopportata.[…] È legittimo […] porsi il problema di uno sbocco politico […]. Ma resta la domanda: si dimetterà Berlusconi? […] Post Scriptum. Oggi si vota per i ballottaggi in molti Comuni e Province. L’esito è di grande importanza, anche con riguardo alla crisi politica che abbiamo qui analizzato. È dunque auspicabile che gli elettori non disertino le urne».

«Cossiga: Silvio, non chiedere scusa a nessuno»,
Francesco Cossiga, Corriere della Sera, 22.06.2009

«Ritengo che i giudizi sulla vita privata di una persona che non attengano alla funzione pubblica esercitata – e in particolare alla vita eufemisticamente chiamata “sentimentale” ma più esattamente “sessuale” – debbano essere distinti dai giudizi politici. Non mi sembra che il giudizio politico di allora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti superarono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspetti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino in fondo».

«Vittadini: no ai Torquemada, il premier governi »,
Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera, 28.05.2009

«Ma la questione morale? “La questione morale è una tensione al vero, non soltanto una coerenza. In questo senso ricordo che nell’87, ad Assago, Don Giussani spiegò che la questione morale generale nasce dall’appiattimento del desiderio dei giovani e nel cinismo degli adulti. Astenia e mancanza di desiderio: questa è la questione che genera tutte le questioni morali. Hanno ragione i vescovi a porla all’interno dell’emergenza educativa. Se vogliamo parlare di moralità della politica partiamo da qui, dall’emergenza educativa, sennò ci prendiamo in giro”».

Commento

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Le pagine dei maggiori quotidiani nazionali sono infestate da ormai più di un mese da insistenti accuse nei confronti della figura del presidente del consiglio riguardo a presunti comportamenti immorali della sua vita privata. L’ultima in ordine di tempo è quella che coinvolge Patrizia D’Addario, una candidata alle elezioni comunali di Bari. Quale sia la realtà dei fatti non è stato ancora accertato. E tanto meno la procura di Bari ha avviato una qualche indagine come invece molti giornali lasciano intendere.
Ogni giorno si snocciolano da più parti noiosi e interminabili predicozzi sull’integrità morale e la rettitudine che un politico dovrebbe possedere per svolgere il proprio compito. I politici dovrebbero appartenere a una razza speciale di uomini, nati – per dirla in termini tradizionali – senza il peccato originale. Ergo: i giornalisti che parlano dei politici possono essere immorali, i politici di cui i giornalisti parlano devono essere puri. Secondo chi sostiene questa tesi (i vari Scalfari che pullulano nelle redazioni delle nostre testate) il premier sarebbe dunque delegittimato nello svolgimento della sua funzione di governo.
Qualcosa di strano, e anche di sinistro, balza agli occhi: neanche un cenno allo scopo dell’attività politica, ai parametri con i quali giudicare il successo o l’insuccesso di un’azione di governo. Il “bene comune” – cui dovrebbe tendere ogni progetto e ogni sforzo di un personaggio politico che si rispetti – non compare nemmeno per errore negli articoli dei nostrani censori morali. Se per esempio Berlusconi interviene tempestivamente in Abruzzo, partecipando in prima persona alla tragedia della gente colpita dal terremoto, se il suo governo pone in essere misure efficaci per iniziare la ricostruzione, questo non vale nulla rispetto ai suoi presunti appetiti (sessuali). Se Obama esprime stima e apprezzamento per il coraggio dimostrato dal premier in politica estera, ciò non merita la stessa attenzione riservata a escort e veline. Si potrebbe procedere. Ma la solfa non cambierebbe.
L’unica cosa veramente insopportabile è il pensiero che in Italia ci siano persone – poche per la verità, anche se molto sponsorizzate – che sarebbero disposte a mandare a “p……”, a scatafascio l’intero Paese, l’intero popolo italiano, per una pruriginosa e abissale antipatia, condita di feroce moralismo, nei confronti di chi non risponde all’identikit del politico anti-italiano che tanti salotti sognano, capace di svendere l’Italia e tutta la sua tradizione per trasformarla nel surrogato di un Paese finalmente “europeo”.

 

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