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RASSEGNINA G
In breve dalla stampa dal 27 ottobre al 3 novembre 2003

Il cadaverino e la politica
Il Foglio, 28 ott.
«
Per noi che non possiamo non dirci cristiani, e poi siamo cattolici anche se atei, quel Dio che giustifica una certa idea della persona è il Cristo, il Crocifisso.
Siamo figli di grandi ideali, sanzionati da grandi enciclopedie e filosofie e ghigliottine. Ora che gli ideali tendono a diventare fatti, è venuta l’ora di porci una domanda che non c’entra niente con il bigottismo: va bene così, ne siamo contenti? Ecco, il punto è questo».

Commento
Ci sembra che l’editorialista de Il Foglio dica: abbiamo tentato di prescindere da Cristo, cioè dalla Chiesa, e chissà se ne siamo contenti. Questa provocazione ci ha colpito perché, al di là del dibattito sulla tolleranza, esplicita la domanda più seria: prima di togliere, o meno, la croce dal muro, bisogna capire cosa è, chi ci è appeso e che storia ha. Maurizio Crippa [Testa (parete bianca) o Croce? Dibattito su un uomo appeso a un legno appeso a un muro, Il Foglio, 28 ott.], sullo stesso giornale, risponde: «Il crocefisso, nel paese che già fu cattolico, può essere, casomai, obsoleto. Ma ha senso? Solo ed esclusivamente per questo: che è il segno vivo di una storia reale, di Uno che è vivo. Fosse esistita 2000 anni fa, forse i primi cristiani avrebbero usato una fotografia al posto del legno. Ha senso solo perché quell’immagine può far dire a qualcuno che quel segno gli ricorda sua madre, la casa. Cioè qualcosa di vero. L’Italia è la terra con quella foto lì e, se non va bene, vadano nel deserto, che è senza simboli».
Che piaccia o meno, non si può prescindere dal fatto di Cristo e da tutte le sue espressioni, siano il Crocifisso, le Chiese, i monasteri, la letteratura, l’arte…