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RASSEGNINA
In breve, dalla stampa
dal 25 al 31 maggio 2004

Francesca Paci
«Non sarà un corteo tranquillo»

La Stampa, 27 mag.
Un black bloc, intervistato, dichiara: «Per quanto ci riguarda, il 4 giugno avremo davanti il peggior criminale della storia, il presidente Bush. E Roma ci accoglie blindata, sbarrando l’accesso al centro».

Marco Tarquino
Parlano di pace, preparano violenza. È l’opposizione “estremistica”

Avvenire, 27 mag.
«La prova di forza s’inizierà già il 2 giugno, con il tentativo di impedire la tradizionale parata celebrativa della proclamazione della Repubblica italiana. Niente e nessuno pare in grado di distogliere dalle operazioni la galassia di gruppi e partiti che l’ha ingaggiata nel nome della pace. Non i crescenti allarmi delle forze dell’ordine che, in giorni di supervigilanza anti-terrorismo, sono costrette a preoccuparsi anche per l’insinuarsi tra le fila dei manifestanti e, a maggior ragione, sotto gli annunciati, simbolici e protettivi, “cappucci neri della protesta anti-torture” di frange violente e di elementi anarco-insurrezionalisti, italiani e non solo».

Pierluigi Battista
Liberatori o occupanti? Gli Usa sul pendolo italiano

La Stampa, 29 mag.
«L’America, del resto, è sempre bersaglio di sentimenti ambivalenti e la velocità nei cambiamenti dell’umore collettivo fa sì che si alternino momenti di fortissima deprecazione verso tutti i simboli a stelle e strisce a epoche di identificazione e di ammirazione».

Commento
Col volto coperto da cappucci neri, i “disobbedienti” si sono presentati a una conferenza stampa per fare i seguenti annunci: il 2 giugno, festa della Repubblica, il loro obiettivo è fermare la parata militare organizzata a Roma; il 4 giugno, 60° anniversario della Liberazione della Capitale e giorno in cui Bush incontrerà Berlusconi, i “pacifisti” ostacoleranno con tutti i mezzi il corteo presidenziale.
Anche per prendere più adeguata coscienza dell’importanza del 4 giugno, ci permettiamo rinverdire quella giornata del 1944. I “disobbedienti” devono capire che alla storia non possono disubbidire.
La sera del 4 giugno, la V armata americana raggiunge piazza Venezia: dopo 22 anni di dittatura fascista; 4 anni di guerra; 9 mesi di governo delle S.S. culminati nelle fosse della via Ardeatina e nelle camere di tortura di palazzo Braschi, di via Tasso e di via Romagna, Roma è libera. Per poter giungere a Roma, la V armata Usa ha perduto 30.000 uomini. Già dalla sera del 4 e per tutta la giornata successiva, la popolazione accoglie le truppe americane esultando per strada: Roma saluta il ritorno della libertà; la fine della guerra, delle deportazioni e della fame.
Allora, come ora, gli americani sono andati in terra straniera con l’intenzione di combattere per la civiltà, ossia: libertà, benessere e difesa del bene comune.
Allora, come ora (lo ricorda l’articolo di Battista), gli americani non furono immuni da errori, basti pensare alle migliaia di morti del bombardamento alleato sul quartiere romano di san Lorenzo, nel 1943.
Ma soprattutto: allora, come ora, tocca a ciascuno esprimere coerentemente, cioè pacificamente, quell’anelito di pace che è sulla bocca di tutti. I “disobbedienti”, invece, tanto ridicolmente si sentono pacifisti promettendo disordini e mostrandosi incappucciati, come i terroristi.