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| RASSEGNINA In breve, dalla stampa dal 21 al 28 giugno 2004 |
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Marco Cremonesi |
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| Commento | I ballottaggi provinciali e comunali hanno posto il seguente risultato: il centrosinistra governerà in 52 province (ne ha guadagnate 8) e in 22 comuni capoluogo (ne ha guadagnati 2); il centrodestra governerà in 11 province (ne ha perse 8, tra cui Milano) e in 8 comuni capoluogo (ne ha persi 2). L’affluenza è stata del 52.6% alle provinciali e del 62.1% alle comunali; rispetto al 75.3% del primo turno. Sul dato della partecipazione alle urne ci permettiamo un’analisi, visto che sugli scrutini i commenti non mancano (vedi i due articoli allegati). Dunque: perché così tanta gente non è andata a votare al ballottaggio? La risposta, per noi, è la mancanza del valore ideale, la poca chiarezza nell’obiettivo da raggiungere. Così parlò Pio XII, in un discorso radiofonico del 24 dicembre 1944: «Lo stesso ordine assoluto degli esseri e dei fini, che mostra l’uomo come persona autonoma, vale a dire soggetto di doveri e di diritti inviolabili, radice e termine della sua vita sociale, abbraccia anche lo Stato come società necessaria, rivestita dell’autorità, senza la quale non potrebbe né esistere né vivere. Stabiliti su questa medesima base, la persona, lo Stato, il pubblico potere, con i loro rispettivi diritti, sono stretti e connessi in tal modo che o stanno o rovinano insieme». Cos’è lo Stato, se non l’insieme dei suoi componenti che esprimono la propria volontà? Chi sono i componenti dello Stato, se non i cittadini che hanno diritto di voto? Chi sono i cittadini che hanno diritto di voto, se non tutti noi? Ecco, se a votare fossimo stati tutti noi, magari i risultati sarebbero stati uguali, ma diversa, più dignitosa, sarebbe stata l’idea di Stato che oggi, invece, ci rimane. Appunto: non quelli che ci sono, ma quelli che rimangono. |