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| RASSEGNINA In breve, dalla stampa dal 20 al 27 aprile 2003 |
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Claudio
Risè |
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| Commento | Il disordine irakeno, che persiste, può essere guardato come l’esito di un errore, di un’ingiustizia politici; ma che dire dei 3 suicidi, della vita che nega se stessa? A cosa serve di fronte a tutto questo dramma, politico ed esistenziale, la solita vecchia idea del Gesù Che Guevara, primo rivoluzionario? A cosa serve un Gesù monitore della pace e della giustizia? A cosa serve il Gesù idea, a favore di un mondo più buono? A cosa serve un Gesù che non c’è più, che se ne è andato: o perché definitivamente morto, o perché rinchiuso in un empireo spirituale a cui nessuno può accedere? A niente. Esattamente come il genio e lo sforzo umano non servono a nulla se la vita è come la morte. L’annuncio della Pasqua è proprio diverso: contro la congiura di chi lo voleva e lo vuole sepolto, Gesù è risorto - come dice Messori - materialmente, promessa per la resurrezione di ciascuno di noi per l’eternità della vita. E’ risorto ed è qui, misteriosamente incontrabile nella speranza, nella condivisione, nell’amore a noi, che ci hanno fatto conoscere coloro che lo seguono. Misteriosamente significa un’esperienza di rapporto e di bene, tanto provata ed evidente, quanto non prevista, né determinata da noi; un’esperienza, che è la nostra esperienza, che ci fa dire che seguire Gesù non è la stessa cosa che andar dietro a una bandiera; che il Cristianesimo non è l’affermazione di idee universali, ma un fatto per cui vive chi sta con Colui che vive, che è più forte della morte. Così, ogni nuovo inizio, ogni costruzione o ricostruzione, non può non partire da ciò che c’è e respira, per quanto piccolo e apparentemente trascurabile, come il già citato esempio delle 4 suore di Madre Teresa in Al Wada Street numero 52 (Rassegnina dal 31 marzo al 7 aprile ). |