![]() |
||||||||||||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||||||||||||
|
|
|
|||||||||||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||||||||||||
| << Home | |
| RASSEGNINA G In breve dalla stampa dal 15 al 22 marzo 2004 |
|
|
Marina Corradi |
|
| Commento | Anche l’Europa ha avuto il suo 11 settembre. L’Europa, non la Spagna, perché questo attacco non è una forma dura di lotta politica, ma la dimostrazione che è in corso una guerra contro una civiltà, una cultura che è la nostra, quella “occidentale”. Tre giorni dopo la tragedia, gli spagnoli hanno reagito votando chi sosteneva che dall’Iraq bisognasse scappare. Ferrara ha commentato questo voto parlando di stanchezza dell’occidente e ha ragione. La scelta per la resa, infatti, svela come la nostra prima preoccupazione sia, istintivamente, essere lasciati in pace. Il quieto vivere però, oltre a non metterci al riparo dai rischi, umanamente non può bastare, perché la nostra civiltà non è un sistema di valori da contrapporre all’ideologia del terrorismo, ma è un insieme di opere e testimonianze che continuano ad affermare ciò per cui tutti noi ci sentiamo fatti: la vita e il bene che in essa troviamo. Così parlano i militari spagnoli: «Stiamo costruendo, si sta andando nella giusta direzione. Andarsene ora non sarebbe giusto». Così accade in Florida: una giovane donna di Genova, dopo aver deciso di far nascere la figlia, nonostante le gravi malformazioni diagnosticatele in gravidanza, tenacemente ha assistito all’operazione di multitrapianto cui è stata sottoposta. Così parla la vedova Coletta, all’indomani della manifestazione arcobaleno, chiedendo agli italiani di rimanere in Iraq per continuare il lavoro iniziato: «Mio marito ripartirebbe». É guardando e imitando queste persone che si vince la stanchezza, il nichilismo dei pacifisti e, alla lunga, il terrorismo. |