Gianni Riotta
Soffrire in silenzio nel mondo in cui viviamo
Corriere della Sera, 22 giu.
«Donne amputate in Congo, ragazze stuprate in Italia, una premio Nobel dimenticata (…)
Questo è il mondo in cui viviamo: i nipoti lo guarderanno con affascinato ribrezzo».
Ezio Mauro
Le ragioni del naufragio laico
la Repubblica, 14 giu.
«Il risultato del referendum non è solo una sconfitta: è il naufragio di un’Italia laica che si proponeva di cambiare una legge ideologica».
Benedetto XVI
L’uso radicale di un credo illuministico conduce a un’ideologia ostile alla libertà
Corriere della Sera, 16 giu.
«Dovremmo, allora, capovolgere l’assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare anche oggi ai nostri amici che non credono. Così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno».
Ferrara
Ratzinger non delude
Il Foglio, 17 giu.
«Accogliamo questa idea di fingersi l’azione del divino nel mondo per imparare a divertirsi con grazia. In fondo in fondo, questi preti qui non ci hanno chiesto con l’astensione di piangere, ci hanno chiesto di godere della vita fingendo per lo meno che abbia un senso ci hanno chiesto (con giudizio) di fottere».
MarinaCorradi
La gratuità di quella madre spiazza e ammutolisce.
Avvenire, 23 giu.
«E’ capace di gratuità chi è grato di ciò che ha ricevuto. Dalla gratitudine per ciò che si è avuto può partire una generosità che non misura. Forse sull’asfalto di Besano davanti al figlio morto una donna ha affrontato il suo strazio, e i venticinque anni vissuti con lui, indietro, fino al giorno della nascita. Quanto, di amore. E in quella gratitudine più forte del dolore, ha immaginato un bambino».
Commento
La rassegnazione acritica di Riotta davanti alla lunga sfilza delle violenze e delle ingiustizie di cui il mondo è pieno (e non da adesso!), e i disprezzanti commenti sull’esito del referendum da parte di coloro che si presumono intelligenti e, forse per questo, si definiscono i “veri laici”, di fatto contribuiscono a una mentalità comune sempre più disfattista. Le loro finiscono per essere denunce sterili che non lasciano intravedere alcuna via d’uscita.
Di fronte a tale declino, apparentemente inesorabile, inevitabile esito di una ragione che ha come unico riferimento se stessa, papa Benedetto XVI invita, invece, i laici moderni (anche noi) a vivere come se Dio ci fosse e a verificare se questo conviene.
Ammettere l’esistenza di Dio, infatti, significa ammettere che la realtà abbia un senso positivo; significa credere che il limite, l’errore nostro e altrui, possano non essere l’ultima parola.
Questa ipotesi permette di “godere della vita”, come dice Ferrara: la ragione, infatti, per non fare acqua da tutte le parti e per tener conto senza scandalo di tutti gli aspetti della realtà, ha bisogno di sperare. Questa ipotesi trova vita nell’inaspettato e altrimenti inspiegabile gesto della mamma di Besano che, pur nel dolore per la morte del figlio, soltanto accettando la possibilità di un senso buono, può non solo non cedere alla disperazione, ma anche ricominciare ad amare gratuitamente.
Come diceva Eliot: «Comprendere/ il punto d’inserzione del senza tempo/ col tempo è un’occupazione da santi…/ E nemmeno un’occupazione, ma qualcosa ch’è dato/ e tolto, in un annientamento di tutta la vita nell’amore,/ nell’ardore, altruismo e dedizione». Un’occupazione da santi, cioè da laici, poveri uomini che vogliono diventare uomini veri.
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