RASSEGNINA
A cura del CLU (Comunione e Liberazione universitari)
In breve, dalla stampa dal 1 al 14 marzo 2005
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Ernesto Galli Della Loggia
Qualche domanda su
un complotto
Corriere della Sera, 7 mar.
«Davvero come titola il “Quotidiano comunista”,
quello di Nicola Calipari è stato un “omicidio
preventivo”, e dunque premeditato? Davvero, come scrive
Rossana Rossanda, “gli americani hanno sparato per uccidere
e dunque siamo di fronte ad un assassinio?”».
Giuliano Ferrara
Nella nebbia irachena
c’è una sola certezza, chi è il nemico
Il Foglio, 7 mar.
«Invidio quelli che hanno la coscienza a posto, quelli
che sono contro la guerra, che esigono la si fermi subito, si
ritirino le truppe adesso, si puniscano in modo esemplare i
responsabili, si eviti la tragedia quotidiana… è
una posizione che vorrei abbracciare di slancio, è il
meglio estraibile dall’umanità, il raddrizzamento
del suo legno storto. Poi penso ad un uomo di azione e di guerra
come Calipari.»
Angelo Panebianco
Rivoluzioni, il mito
non muore e gli intellettuali rifiutano Aron
Corriere della Sera, 7 mar.
«Il venditore di miti è inevitabilmente preferito
al maestro delle analisi sottili. Oltretutto, per diffondere
miti politici servono estro e capacità dialettiche; per
analizzare la storia occorrono studio e applicazione (e dunque
fatica)».
Antonio Socci
Il cuore ritrovato
Il Giornale, 7 mar
«“Le nostre vite sono spendibili. Le vostre no.”
Si capisce l’emozione di Cremonesi nel riferire queste
parole (dette da Calipari). Perché dimostrano che quel
“sacrificio” di Calipari non è stato improvvisato
o quasi involontario, ma era stato messo - da gran tempo - nel
novero delle possibilità, come un suo dovere.
Sentiva il dovere di donare la propria vita, senza incertezze
anche per sconosciuti. Ecco, io penso che non si possa passare
velocemente a parlar d’altro quando ci si trova davanti
a uomini simili che definiscono la propria una “vita spendibile”.
Una posizione così è la “vera ricchezza
della vita di un popolo”. Più del petrolio. É
la condizione della sua prosperità, della sua pace e
di una felicità possibile».
Commento
Venerdì 4 marzo la notizia della tanto attesa liberazione
della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, è
stata seguita dall’annuncio della tragica morte di Nicola
Calipari, esponente del Sismi, protagonista dell’operazione.
Di fronte al dramma della morte di un uomo, esito disgraziato
di una situazione di guerra difficilmente controllabile, ci
ha molto impressionato come il Manifesto ed altri giornali
compagni, nonostante l’iniziale contraccolpo umano dato
dall’imprevedibilità del sacrificio di una vita,
non abbiano perso l’occasione di sfruttare e distorcere
i fatti per fomentare il solito “antiamericanismo”,
avvalorando così le proprie tesi politiche.
È il solito, vecchio vizio della cultura di derivazione
marxista, per cui, data una tesi precostituita sulla realtà,
tutti i fatti vanno ricondotti ad essa. È il folle fascino
dell’ideologia: un pensiero che, illudendosi di risolvere
a priori la realtà, vorrebbe togliere di mezzo la fatica
di viverla. Questa posizione favorisce una preoccupante deresponsabilizzazione
in ogni ambito della vita e, proprio per questo, rimane sterile.
L’esperienza stessa di Calipari ci testimonia che vale
la pena implicarsi nella realtà con tutte le sue incoerenze
e contraddizioni, fino al sacrificio di sé: tale decisa
presa di posizione e dedizione totale stanno alla base di qualsiasi
tentativo di costruzione. La propria vita, la società
e la storia cambiano a partire da questa mossa della libertà,
che è responsabilità di ognuno: se questo è
l’unico modo per costruire, allora anche noi desideriamo
spenderci. |
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