RASSEGNINA
A
cura del CLU (Comunione e Liberazione
universitari)
In breve, dalla stampa dall’1 al 14 febbraio
2005
|
|
Gianni Riotta
L’Ue
lasci l’attendismo
e si associ alla speranza
Corriere della sera, 9 feb.
«Proclamare che la leadership democratica Usa è uguale
ai capi del terrore può avere dato un brivido senile
a qualche barone depresso e confuso qualche ragazzo volenteroso,
ma è bubbola cancellata dal voto in Irak e dal dialogo
di ieri a Parigi [tra la Rice e i francesi]. Le esagerazioni
si sciolgono, ma prima danneggiano la verità: se in
Italia ci fosse davvero “il nuovo fascismo”,
potrebbe Valentino Parlato andare dal ministro Gianfranco
Fini a condividere l’ansia per la sorte della Sgrena?
No: e sparandole troppo grosse, si finisce per occultare
i veri guai, in Italia come nel mondo».
Giuliano Ferrara
Il
professore immobile. Prodi non vede novità in Iraq.
Fassino, Rutelli e Marini invece sì
Il Foglio, 9 feb.
«Non c’è insomma ombra di una politica internazionale
con tratti di razionalità. C’è solo l’interesse,
un po’ meschino, di evitare contrapposizioni nell’alleanza
di centrosinistra».
Stefano Folli
Rivalutazioni
manca l’ultimo atto
Corriere della sera, 7 feb.
«É
tempo che l’embrione del partito riformista abbia la
sua. Va bene per l’Onu, come richiamo di cornice un
po’ manierato e un po’ furbesco. Ma poi occorre
cercare un contenuto: serve definire i contorni di una scelta
innovativa sul piano delle relazioni internazionali. L’autocritica
da parte del gruppo dirigente diessino si presenta come uno
sforzo meritorio, ma appare gravata da una contraddizione
irrisolta. Si riabilita Craxi al pari di Nenni o di Saragat,
si riconosce che avevano ragione coloro che la pensavano
diversamente, ma il gruppo dirigente resta immutabile e impermeabile».
Ernesto Galli della Loggia
La
sinistra che si assolve
Corriere della Sera, 9 feb
«È
quell’eredità storicista che porta a considerare
la politica della sinistra medesima iscritta in una sorta
di disegno provvidenziale dall’immancabile esito positivo.
In questa prospettiva anche gli errori più evidenti
sono sentiti, e finiscono per apparire, come semplici incidenti
di percorso, non in grado di arrestare la marcia verso il
successo».
Commento
É
tempo di elezioni, ma le idee, invece di chiarirsi, si confondono.
Più che a un confronto tra programmi e contenuti,
ci si trova davanti a una specie di battaglia tra buoni e
cattivi: da una parte le “sparano grosse” sul
nuovo regime fascista in Italia e sulla resistenza in Iraq;
dall’altra, in risposta, si finisce col ripetere che
il comunismo è male, il post comunismo pure. Ci preoccupa
che ci siano due schieramenti che si proclamano uniti al
loro interno, ma in realtà incapaci di stare insieme
su posizioni di sostanza e soprattutto sulle loro applicazioni
pratiche. Ciò è, appunto, la fonte della confusione
e del disinteresse che domina il clima elettorale. Ancor
più ci preoccupa che per mantenere una facciata di
unità si sacrifichi la realtà dei fatti. Secondo
Revel, «L’ideologia è una macchina atta
a eliminare tutti quei fatti che possono contraddirla»:
il dibattito sulla questione irachena all’interno del
centro-sinistra ne è un esempio lampante. Si dice
sia necessario un atteggiamento riformista (di cambiamento
moderato): il riformismo che a noi pare più urgente è quello
della cultura politica. Questa cultura, per essere tale,
deve partire dalla realtà come unica origine ragionevole
di una politica che costruisca.L’azione svolta dal
governo lombardo, senza essere perfetta, ne è un esempio:
ha realizzato una serie di provvedimenti (sulla sanità,
sull’assistenza, sull’istruzione, sul lavoro,
etc.) che traducono una concezione dell’uomo e della
società. Prendiamo posizione anche noi. |
|
|
|