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Esiste ancora libertà di espressione in università?


“Atto grave”. “Volantinaggio abusivo”. “Toni duri”. “Scontro fra Cl e prof ”. “I ciellini attaccano i professori”. Che cos’è successo realmente nel nostro Ateneo? Siamo di fronte a qualcosa di cui preoccuparci? Non possiamo credere ai nostri occhi. Qualcuno, in università e dalle colonne di un giornale, ha voluto dare questa interpretazione dei fatti accaduti dopo la diffusione della nostra «Lettera ad una professoressa». Non vogliamo rassegnarci, come non si è rassegnato il Magnifico Rettore prof. Decleva, intervenuto ieri sul quotidiano Avvenire, a pensare di essere in un Ateneo che non tollera più il dibattito, soprattutto sui grandi temi della nostra epoca. «L’università deve garantire la massima libertà di espressione a tutti – ha dichiarato il Rettore –: gli atenei sono per loro natura e vocazione luoghi di confronto, nel rispetto reciproco».

Si vuole forse sottoporre il pensiero a un regime di libertà vigilata? Professori e studenti hanno idee diverse, anche diametralmente opposte, riguardo all’argomento della nostra lettera: l’uso di embrioni umani, e la conseguente distruzione di essi, a scopo di ricerca. Non tutti, è ovvio, la pensano come noi. Ma siamo certi che non ci sia nessuno che non consideri la vita umana, il suo valore, come uno dei temi obbligati del nostro presente, su cui una comunità scientifica è chiamata a riflettere senza pregiudizi, assumendosi il compito di interrogarsi e di dare ragionevoli risposte. Perché, allora, una legittima presa di posizione, per quanto non condivisa, o anche di minoranza, deve diventare automaticamente una “fastidiosa ragazzata”, o addirittura un atto di violenza?

Alla fine viene da chiedersi: si vuole che in università vi siano studenti che discutono o dei passivi ricettori di dogmi? Ad un giudizio, cioè ad una posizione argomentata, si deve rispondere infatti con un altro giudizio, accettando la sfida lanciata dall’opinione contraria, non con gratuiti anatemi o appellandosi a dei presunti confini del dibattito, come se si dovesse pronunciarsi solo nel chiuso di un’aula di convegno.

Occorre libertà di pensiero e di espressione per formare soggetti consapevoli e critici e per progredire insieme nella conoscenza. Ma non è questo che anche i professori vogliono, ciò per cui lavorano? Per avere degli uomini che dicono «signorsì» non c’è alcun bisogno di un’università.

Per questo intendiamo proporre al più presto un incontro pubblico con scienziati di orientamenti diversi, presso l’Auditorium di via Clericetti, dal titolo: «Se questo è un uomo. Riflessioni sull’uso di embrioni umani a scopo di ricerca scientifica». È una occasione per la nostra Università. Quando è nata quella che si chiamava Universitas, davanti ai gravi problemi che interpellavano le coscienze si indicevano delle dispute fra le tesi contrapposte, e si rispondeva nel merito, senza scandalizzarsi che vi fossero pensieri diversi, anzi!

Michele Benetti – Presidente della Conferenza degli studenti dell’Università degli Studi di Milano
Enrico Toso – Rappresentante del Consiglio di Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali
Beatrice Bignami – Rappresentante del Consiglio di Facoltà di Medicina Veterinaria
Daniele Cosi – Rappresentante del Consiglio di Facoltà di Farmacia
Riccardo Branca – Studente della Facoltà di Farmacia
Agnese Taboni – Studente della Facoltà di Farmacia
Alessandro Carabelli – Studente della Facoltà di Farmacia
Maddalena Nizzola – Studente della Facoltà di Farmacia

Per adesioni o commenti: lettera.aperta@gmail.com

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