«Ruini contro l’assedio etico al clero», Paolo Rodari, Il Foglio, 16.03.2010
«Il cardinale Camilllo Ruini […] guarda sospettoso il risalto che i mezzi d’informazione – giornali, tv e Internet – danno ai reati di pedofilia nei quali sono coinvolti sacerdoti. […] Due termini ricorrono con frequenza nella sua conversazione: “campagna diffamatoria” e “strategia”. Cioè? “A mio avviso la campagna diffamatoria contro la Chiesa cattolica e il Papa messa in campo dai media rientra in quella strategia che è in atto ormai da secoli e che già Friedrich Nietzsche teorizzava con il gusto dei dettagli. Secondo Nietzsche l’attacco decisivo al cristianesimo non può essere portato sul piano della verità ma su quello dell’etica cristiana, che sarebbe nemica della gioia di vivere. E allora vorrei domandare a chi scaglia gli scandali della pedofilia principalmente contro la chiesa cattolica, tirando in ballo magari il celibato dei preti: non sarebbe forse più onesto e realistico riconoscere che certamente queste e altre deviazioni legate alla sessualità accompagnano tutta la storia del genere umano ma anche che nel nostro tempo queste deviazioni sono ulteriormente stimolate dalla tanto conclamata ‘liberazione sessuale’?”»
«Le ferite d’Irlanda», Hans Kung, la Repubblica, 05.03.2010
«L’obbligo di celibato è il motivo principale della catastrofica carenza di sacerdoti, della mancata celebrazione dell’eucarestia, carica di conseguenze e, in molti luoghi, della rovina della cura personale delle anime. […] Ma quale sarebbe il miglior incoraggiamento alla nuova generazione di sacerdoti? L’abolizione della regola dal celibato, radice di ogni male, e permettere l’ordinazione delle donne. I vescovi lo sanno, ma dovrebbero anche avere il coraggio di dirlo. Avrebbero il consenso della gran maggioranza della popolazione e anche dei cattolici i quali, stando a tutti i più recenti sondaggi, auspicano che ai preti sia consentito sposarsi»
«I moralisti dalla vita bassa che mettono la chiesa sotto assedio», Il Foglio, 15.03.2010
«Il secolo propone alla chiesa i suoi ridicoli, grotteschi paradossi, e noi dovremmo bere quest’abbondanza di menzogna, spettatori inebetiti dell’assedio. […] La chiesa è esposta perché è l’ultima istituzione ad avere una paideia, a credere nell’educazione alla libertà e nella cura d’anime. […] Ma il secolo non vuole purificare la Chiesa dai peccati dei suoi figli, il secolo non crede nel peccato, vuole bensì depurarla di tutto ciò che le è caro e sacro, di ciò che la distingue e non la riconduce all’ideologia totalizzante del libertinismo moderno: mostrifica enfatizza e censura la pedofilia dei preti, la trasforma in una insopportabile colpa morale della Chiesa casta. È una lotta ideologica, una caccia alle streghe»
Commento
Se l’80% dei casi di pedofilia si verificano all’interno della famiglia e della scuola e hanno come protagonisti anzitutto padri, madri, allenatori, insegnanti ecc. (cfr. I. Benedetto, Perché la pedofilia è incompatibile con il sacerdozio, Il Riformista, 13.3.10); se i preti americani condannati per tale crimine dal 1968 ad oggi sono 54 su 109.000 (cfr. M. Introvigne, Cosa c’è dietro gli scandali ?, Avvenire, 18.3.10); se le statistiche relative alla situazione tedesca sono ancora più misere (94 su 214.000), bisogna dedurne che l’enfasi mediatica sul prete-pedofilo (che mira a introdurre una mirabolante e doppia equazione: tutti i pedofili sono preti e tutti i preti sono pedofili) abbia uno scopo diverso dalla denuncia dei fatti.
Cosa si nasconde dietro l’accanimento di questi giorni? L’impressione è che l’obbiettivo non sia quello di accusare la colpa si singoli preti, bensì di processare la natura stessa del cristianesimo e della Chiesa. Anche agli uomini del terzo millennio, attraverso il metodo della testimonianza, quest’ultima si ostina infatti a proporre Cristo come una presenza contemporanea, sperimentabile, che basta a riempire la vita. La Chiesa osa troppo. Soprattutto sfida i dogmi della mentalità in voga: la felicità può venire solo dalla illimitata (nella quantità e nella qualità) soddisfazione degli impulsi sessuali, non certo dal dono di sé commosso alla presenza di Cristo e quindi ai propri fratelli uomini! Nei termini di “Hans Kung-Freud”, chi non si sottomette a questa “verità” del mondo va incontro a una irrefrenabile perversione. Insomma, la carità, la verginità, la diversità della vita cristiana dovrebbero essere proibite per legge e la chiesa non dovrebbe più godere della libertà di educare i suoi figli uscendo dagli schemi del secolo.
Lo scandalo – la cosa non è inedita – riguarda la natura stessa del cristianesimo: l’incontro con una presenza che introduce nella vita dell’uomo un’impensabile novità; non una stravaganza, ma il compimento dell’umanità che tutti possiedono. È questo cambiamento che ha avvinto e avvince l’uomo libero e critico di ogni tempo, anche quello del terzo millennio. E si tratta di un cambiamento che avviene in uomini fragili e pieni di limiti come tutti, ma che – diversamente da tutti – non sono ultimamente definiti da essi, bensì da una misericordia che aumenta il dolore per l’errore e fa nascere una indomita capacità di ripresa. Se la mission del sacerdozio fosse quella di mettere in scena una coerenza morale, nel giro di poco tempo non interesserebbe più a nessuno e non sarebbe credibile; se è invece la testimonianza di una sovrabbondanza di vita che non viene dalla propria bravura, ma da una presenza incontrabile, allora interessa a chiunque abbia a cuore il compimento di sé. Chi abbraccia il celibato non si consegna ad una castrazione, ma dona se stesso a Uno vivo, che si rivela capace di soddisfare come nessun altro le esigenze della sua umanità. Altrimenti i preti – prima che pedofili – dovrebbero anzitutto essere scemi.
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