menu di Comunione e liberazione
cosa è cl cl nel mondo rivista Tracce immagini e video libri e musica mailing list archivio link scrivi inglese spagnolo home page

La Parola di Dio: conoscenza di Cristo, missione ed ecumenismo
Roma, 10 ottobre 2008 – Sinodo dei Vescovi
Intervento di Paolo Pezzi,
Arcivescovo della Madre di Dio a Mosca


Santità, reverendissimi padri sinodali, cari fratelli e sorelle!

Ritengo urgente, nel momento storico attuale, non disgiungere la Parola di Dio dall’evento di Cristo stesso. Egli è il Logos, la comunicazione del Padre, il Suo volto (cf. Col 1,15 e anche 2Cor 4,4), anzi, nel Vangelo, Gesù arriva a dire “chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9; cf. Gv 6,46).
La sua vita si è trasmessa e tale trasmissione dura fino ai nostri giorni.
Testimonianza degli uomini che partecipano dell'evento Cristo e testimonianza della parola scritta, della Scrittura, si richiamano dunque reciprocamente e sono necessarie l'una all'altra.
Mi sembrano in questo senso decisive le parole con cui Benedetto XVI inizia la sua enciclica sulla carità: “All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.
La parola biblica deve incarnarsi nella bellezza dei suoi testimoni. Ritengo perciò tuttora valido un giudizio formulato ormai parecchi anni fa da don Luigi Giussani proprio in questa aula sinodale: “L’uomo di oggi attende forse inconsapevolmente l’esperienza dell’incontro con persone per le quali il fatto di Cristo è realtà così presente che la vita loro è cambiata. E’ un impatto umano che può scuotere l’uomo di oggi: un avvenimento che sia eco dell’avvenimento iniziale”.
Nell’Instrumentum laboris, (48), viene acutamente osservato che “Facendo della Parola di Dio e della Sacra Scrittura l’anima della pastorale [il vescovo] è in grado di portare i fedeli all’incontro con Cristo” [...] “affinché per propria esperienza i fedeli vedano che le parole di Gesù sono spirito e vita (cf. Gv 6, 63) [...]”.

II
Essere dunque testimoni della Persona di Gesù Cristo, Logos fatto carne. Mettere le persone in presenza di una Persona vivente. O secondo le splendide parole di S. Paolo: essa deve “disegnare Cristo crocifisso davanti agli occhi” degli uomini. In questo lavoro “iconografico” di cui Paolo ci parla, tutta la persona del testimone è impegnata.

Cristo mi viene incontro dall’esterno, in modo sempre nuovo, in un modo affascinante e anche sorprendente. Mi chiama continuamente a “cambiare direzione”, ad uscir fuori da me stesso per lasciarmi “cingere” da Lui, e lasciarmi portare dove non io, ma Lui vuole (Gv 21, 18). E questo “dove” è sempre la missione.
La stessa missione diviene allora fonte di autentica e sempre più profonda conoscenza di Cristo, dello “splendore della gloria di Dio che rifulge sul suo Volto” (2Cor 4, 6). Tale splendore di Cristo accende in noi un fuoco, diventa desiderio di testimoniarLo. San Paolo descrive così questo circolo virtuoso: “L’amore dimostratoci da Cristo ci strugge al pensare questo: Che se uno è morto per tutti, allora tutti sono morti. Ed egli è morto perchè coloro che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro” (cfr. 2Cor 5, 14-16).
La memoria dell’amore di Cristo esaurisce il contenuto del pensiero di Paolo. Egli si abbevera continuamente alla Parola di amore che Dio ha pronunciato. Essa è sempre attuale per lui, non si stanca mai di ascoltarLa e di stupirsene.

III
La Parola di Dio può essere sorgente di vero ecumenismo. Si dice nell’Instrumentum laboris (54) che “l’ascolto della Parola di Dio è prioritario per il nostro impegno ecumenico. Non siamo infatti noi a fare o ad organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa, me della Parola creatrice che viene dalla bocca di Dio”.
Ex uno Verbo omnia et unum loquuntur omnia, et hoc est Principium quod et loquitur nobis” (Da una sola Parola tutto, e una sola Parola tutto grida, e questa Parola è il Principio che parla dentro di noi). dice la frase forse più bella dell’Imitazione di Cristo.
Abbiamo a rinnovare fra i cristiani la tensione verso la persona stessa di Cristo, il desiderio di conoscerne più profondamente il mistero. Attraverso l'incontro con il Verbo fatto carne, reso possibile dallo Spirito, riscopriamo la comunione con Lui: è la forza dello Spirito di Cristo Risorto che attira il popolo disperso verso il Suo unico corpo.

 

Ricerca avanzata

@ webmaster / @ redazione link