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Mostra - La Rosa Bianca

L’affascinante amicizia che sfidò Hitler
Nel ’43 il Reich tedesco condanna a morte alcuni giovani con l’accusa di propaganda antinazista. Il Meeting di Rimini dedica una mostra a questa vicenda che sarà presentata durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia

di Riccardo Piol e Tanja Piesch

Lunedì 22 febbraio 1943: Corte del popolo di Monaco, aula 216. Alle 13.30, dopo un processo lampo trasformato in un rituale di pubblica umiliazione, il giudice Freisler pronuncia la sentenza. Gli imputati sono i fratelli Hans e Sophie Scholl con il loro amico Christoph Probst: sono studenti universitari, hanno rispettivamente 24, 21 e 23 anni. Sono accusati di propaganda antinazista: condannati alla ghigliottina. Nei giorni successivi altri studenti verranno uccisi o incarcerati con la stessa accusa. È lo spietato epilogo della Rosa Bianca, un gruppo di giovani che avevano osato sfidare Hitler: in nove mesi avevano scritto e distribuito sei volantini contro il regime. Nella Germania ipnotizzata dalle chimere dell’ideologia, tanti assecondarono la follia del Reich, troppo pochi capirono quel che stava accadendo, solo sparuti gruppi ebbero il coraggio di opporsi apertamente. Tra questi, i ragazzi della Rosa Bianca, nata per iniziativa di sei amici di Monaco di Baviera. Cinque studenti: Alexander Schmorell, Hans e Sophie Scholl, Willi Graf, Christoph Probst e un professore universitario, Kurt Huber. L’insopportabile tirannia liberticida di Hitler e l’esperienza diretta della guerra sul fronte orientale, li spinse a diffondere volantini in diverse città del sud della Germania per esortare il popolo tedesco ad aprire gli occhi. Pagarono questo coraggio con la vita. Ma la loro storia, ancor prima che un episodio di eroica resistenza, fu un’affascinante avventura umana a cui un gruppo di giovani tedeschi di Comunione e Liberazione ha dedicato una mostra: “Rosa Bianca. Volti di un’amicizia”.

Quotidiana amicizia
Rosa Bianca è innanzitutto il nome di una profonda e quotidiana amicizia: le lezioni all’università, i concerti di musica classica, le serate passate a leggere testi di letteratura, anche quelli proibiti dal regime. Nel clima di oppressione di una dittatura capace di imprimere nella vita del popolo tedesco una ferita tanto profonda da non essere ancora oggi del tutto rimarginata, la storia di questi giovani universitari è un’esperienza di amore all’uomo, alla verità, alla bellezza che brilla nel buio diffuso della menzogna. «Nella mia semplice gioia davanti a tutto ciò che è bello - scrive in una lettera Sophie Scholl - si è introdotto con forza qualcosa di grande e sconosciuto, cioè il presentimento del Creatore, che le innocenti creature con la loro bellezza lodano. (…) In questi giorni si potrebbe spesso pensare che l’uomo sia capace di soverchiare questo canto con rombi di cannone, maledizioni e bestemmie. Eppure la scorsa primavera una cosa è diventata chiara in me: egli non può farlo e io voglio tentare di mettermi dalla parte dei vincitori». È questa scelta a spingere i sei protagonisti della Rosa Bianca alla resistenza, una resistenza umana ancora prima che politica; una passione incondizionata per la vita, la libertà, per «tutto ciò che è bello». Che li accompagnerà sino alla fine e lì porterà a dare a questa bellezza il nome di Cristo. Christoph Probst si battezzerà il giorno prima dell’esecuzione. In una lettera alla madre, scritta nello stesso giorno dell’esecuzione subito dopo la sentenza, dirà: «Ti ringrazio di avermi dato la vita. Se la guardo per quella che è, è stata un’unica strada verso Dio». Willi Graf, dopo sei mesi di carcere e con davanti a sé una sentenza ormai irrevocabile, scriverà alla famiglia: «Non dovremmo forse quasi essere lieti di portare a questo mondo una croce che a volte sembra superare qualsiasi misura umana? Questa è in un certo senso letteralmente sequela di Cristo. Non vogliamo limitarci a sopportare questa croce: vogliamo amarla e cercare di vivere sempre più fiduciosi nel giudizio divino. Solo in questo modo si realizza il significato di questo tormento».

Volti che riaffiorano
«Adesso anche voi fate parte dell’amicizia della Rosa Bianca». La signora Degkwitz, convertitasi al cattolicesimo per l’incontro con Willi Graf, ha ringraziato così il gruppo di lavoratori e studenti universitari di Cl che per oltre un anno hanno raccolto scritti, foto e testimonianze sulla Rosa Bianca. Grazie al loro lavoro, quei giovani studenti che i libri di storia hanno finito per ridurre a un esempio di resistenza politica sono riemersi in tutto il loro fascino. Sono i volti di un’amicizia, come recita il titolo della mostra, che sono riaffiorati dai ricordi di Anneliese Knoop-Graf, sorella di Willi Graf, di Elisabeth Hartnagel, sorella di Hans e Sophie Scholl, e da racconti, lettere e documenti forniti da parenti e amici dei protagonisti. Volti di un’amicizia che hanno raggiunto diverse scuole tedesche, l’università di Friburgo e l’università di Monaco, dove la mostra, patrocinata dal cardinale Wetter, è stata esposta vicino all’atrio in cui Sophie e Hans Scholl vennero arrestati. Volti di un’amicizia che faranno parlare di sé anche a Berlino e Vienna, alla Giornata Mondiale dei giovani di Colonia e al prossimo Meeting di Rimini.

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