Cari amici,
sono lieto di incontrarvi e di rivolgere a ciascuno di voi il mio benvenuto, in
occasione dell’annuale Corso sul Foro Interno, organizzato dalla Penitenzieria
Apostolica. Saluto cordialmente Mons. Fortunato Baldelli, che, per la prima
volta, come Penitenziere Maggiore, ha guidato le vostre sessioni di studio e lo
ringrazio per le parole che mi ha indirizzato. Con lui saluto Mons. Gianfranco
Girotti, Reggente, il personale della Penitenzieria e tutti voi che, con la
partecipazione a questa iniziativa, manifestate la forte esigenza di
approfondire una tematica essenziale per il ministero e la vita dei presbiteri.
Il vostro Corso si colloca, provvidenzialmente,
nell’Anno Sacerdotale, che ho
indetto per il 150° anniversario della nascita al Cielo di san Giovanni Maria
Vianney, il quale ha esercitato in modo eroico e fecondo il ministero della
Riconciliazione. Come ho affermato nella Lettera d’indizione: “Tutti noi
sacerdoti dovremmo sentire che ci riguardano personalmente quelle parole che
egli, [il Curato d’Ars], metteva in bocca a Cristo: «Incaricherò i miei ministri
di annunciare ai peccatori che sono sempre pronto a riceverli, che la mia
Misericordia è infinita». Dal Santo Curato d’Ars, noi sacerdoti possiamo
imparare non solo una inesauribile fiducia nel Sacramento della Penitenza, che
ci spinga a rimetterlo al centro delle nostre preoccupazioni pastorali, ma anche
il metodo del «dialogo di salvezza» che in esso si deve svolgere”. Dove
affondano le radici dell’eroicità e della fecondità, con cui San Giovanni Maria
Vianney ha vissuto il proprio ministero di confessore? Anzitutto in un’intensa
dimensione penitenziale personale. La coscienza del proprio limite ed il bisogno
di ricorrere alla Misericordia Divina per chiedere perdono, per convertire il
cuore e per essere sostenuti nel cammino di santità, sono fondamentali nella
vita del sacerdote: solo chi per primo ne ha sperimentato la grandezza può
essere convinto annunciatore e amministratore della Misericordia di Dio. Ogni
sacerdote diviene ministro della Penitenza per la configurazione ontologica a
Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, che riconcilia l’umanità con il Padre;
tuttavia, la fedeltà nell’amministrare il Sacramento della Riconciliazione è
affidata alla responsabilità del presbitero.
Viviamo in un contesto culturale segnato dalla mentalità edonistica e
relativistica, che tende a cancellare Dio dall’orizzonte della vita, non
favorisce l’acquisizione di un quadro chiaro di valori di riferimento e non
aiuta a discernere il bene dal male e a maturare un giusto senso del peccato.
Questa situazione rende ancora più urgente il servizio di amministratori della
Misericordia Divina. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che c’è una sorta di
circolo vizioso tra l’offuscamento dell’esperienza di Dio e la perdita del senso
del peccato. Tuttavia, se guardiamo al contesto culturale in cui visse san
Giovanni Maria Vianney, vediamo che, per vari aspetti, non era così dissimile
dal nostro. Anche al suo tempo, infatti, esisteva una mentalità ostile alla
fede, espressa da forze che cercavano addirittura di impedire l’esercizio del
ministero. In tali circostanze, il Santo Curato d’Ars fece “della chiesa la sua
casa”, per condurre gli uomini a Dio. Egli visse con radicalità lo spirito di
orazione, il rapporto personale ed intimo con Cristo, la celebrazione della S.
Messa, l’Adorazione eucaristica e la povertà evangelica, apparendo ai suoi
contemporanei un segno così evidente della presenza di Dio, da spingere tanti
penitenti ad accostarsi al suo confessionale. Nelle condizioni di libertà in cui
oggi è possibile esercitare il ministero sacerdotale, è necessario che i
presbiteri vivano in “modo alto” la propria risposta alla vocazione, perché
soltanto chi diventa ogni giorno presenza viva e chiara del Signore può
suscitare nei fedeli il senso del peccato, dare coraggio e far nascere il
desiderio del perdono di Dio.
Cari confratelli, è necessario tornare al confessionale, come luogo nel quale
celebrare il Sacramento della Riconciliazione, ma anche come luogo in cui
“abitare” più spesso, perché il fedele possa trovare misericordia, consiglio e
conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e sperimentare la presenza della
Misericordia Divina, accanto alla Presenza reale nell’Eucaristia. La “crisi” del
Sacramento della Penitenza, di cui spesso si parla, interpella anzitutto i
sacerdoti e la loro grande responsabilità di educare il Popolo di Dio alle
radicali esigenze del Vangelo. In particolare, chiede loro di dedicarsi
generosamente all’ascolto delle confessioni sacramentali; di guidare con
coraggio il gregge, perché non si conformi alla mentalità di questo mondo (cfr. Rm 12,2), ma sappia compiere scelte anche controcorrente, evitando
accomodamenti o compromessi. Per questo è importante che il sacerdote abbia una
permanente tensione ascetica, nutrita dalla comunione con Dio, e si dedichi ad
un costante aggiornamento nello studio della teologia morale e delle scienze
umane.
San Giovanni Maria Vianney sapeva instaurare con i penitenti un vero e proprio
“dialogo di salvezza”, mostrando la bellezza e la grandezza della bontà del
Signore e suscitando quel desiderio di Dio e del Cielo, di cui i santi sono i
primi portatori. Egli affermava: “Il Buon Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi
confessiate, sa già che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è grande
l’Amore del nostro Dio, che si spinge fino a dimenticare volontariamente
l’avvenire, pur di perdonarci” (Monnin A., Il Curato d’Ars. Vita di
Gian-Battista-Maria Vianney, vol. I, Torino 1870, p. 130). E’ compito del
sacerdote favorire quell’esperienza di “dialogo di salvezza”, che, nascendo
dalla certezza di essere amati da Dio, aiuta l’uomo a riconoscere il proprio
peccato e a introdursi, progressivamente, in quella stabile dinamica di
conversione del cuore, che porta alla radicale rinuncia al male e ad una vita
secondo Dio (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1431).
Cari sacerdoti, quale straordinario ministero il Signore ci ha affidato! Come
nella Celebrazione Eucaristica Egli si pone nelle mani del sacerdote per
continuare ad essere presente in mezzo al suo Popolo, analogamente, nel
Sacramento della Riconciliazione Egli si affida al sacerdote perché gli uomini
facciano l’esperienza dell’abbraccio con cui il padre riaccoglie il figlio
prodigo, riconsegnandogli la dignità filiale e ricostituendolo pienamente erede
(cfr Lc 15,11-32). La Vergine Maria e il Santo Curato d’Ars ci aiutino
a sperimentare nella nostra vita
l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’Amore di Dio (cfr Ef 3,18-19), per esserne fedeli e generosi amministratori. Vi ringrazio tutti di
cuore e volentieri vi imparto la mia Benedizione.
© Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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