 
01/03/2005 |
Tracce
pp. 20 ss
|
Duomo di Milano
Innamorato di Cristo
Joseph Ratzinger
|
Innamorato di Cristo.In un incontro,la strada
Omelia del cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la
Dottrina della Fede, presente al funerale a nome del Santo Padre
Cari fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio, «i discepoli al vedere
Gesù gioirono». Queste parole del Vangelo ora letto ci indicano il
centro della personalità e della vita del nostro caro don Giussani.
Don Giussani era cresciuto in una casa - come disse lui stesso - povera di pane,
ma ricca di musica, e così sin dall’inizio era toccato, anzi ferito,
dal desiderio della bellezza, non si accontentava di una bellezza qualunque, di
una bellezza banale: cercava la Bellezza stessa, la Bellezza infinita; così
ha trovato Cristo, in Cristo la vera bellezza, la strada della vita, la vera gioia.
Già da ragazzo ha creato con altri giovani una comunità che si chiamava
Studium Christi. Il loro programma era parlare di nient’altro se non di
Cristo, perché tutto il resto appariva come perdita di tempo. Naturalmente
ha saputo poi superare l’unilateralità, ma la sostanza gli è
sempre rimasta. Solo Cristo dà senso a tutto nella nostra vita; sempre
don Giussani ha tenuto fisso lo sguardo della sua vita e del suo cuore verso Cristo.
Ha capito in questo modo che il cristianesimo non è un sistema intellettuale,
un pacchetto di dogmi, un moralismo, ma che il cristianesimo è un incontro,
una storia di amore, è un avvenimento.
Questo innamoramento in Cristo, questa storia di amore che è tutta la sua
vita era tuttavia lontana da ogni entusiasmo leggero, da ogni romanticismo vago.
Vedendo Cristo realmente ha saputo che incontrare Cristo vuol dire seguire Cristo.
Questo incontro è una strada, un cammino, un cammino che attraversa - come
abbiamo sentito nel salmo - anche la “valle oscura”. Nel Vangelo,
abbiamo sentito proprio l’ultimo buio della sofferenza di Cristo, della
apparente assenza di Dio, dell’eclisse del Sole del mondo. Sapeva che seguire
è attraversare una “valle oscura”, andare sulla via della croce,
e tuttavia vivere nella vera gioia.
Perché è così? Il Signore stesso ha tradotto questo mistero
della croce, che in realtà è il mistero dell’amore, con una
formula nella quale si esprime tutta la realtà della nostra vita. Il Signore
dice: «Chi cerca la sua vita, la perderà e chi perde la propria vita,
la troverà».
Don Giussani realmente voleva non avere per sé la vita, ma ha dato la vita,
e proprio così ha trovato la vita non solo per sé, ma per tanti
altri. Ha realizzato quanto abbiamo sentito nel Vangelo: non voleva essere un
padrone, voleva servire, era un fedele servitore del Vangelo, ha distribuito tutta
la ricchezza del suo cuore, ha distribuito la ricchezza divina del Vangelo, della
quale era penetrato e, servendo così, dando la vita, questa sua vita ha
portato un frutto ricco - come vediamo in questo momento - è divenuto realmente
padre di molti e, avendo guidato le persone non a sé, ma a Cristo, proprio
ha guadagnato i cuori, ha aiutato a migliorare il mondo, ad aprire le porte del
mondo per il cielo.
Questa centralità di Cristo nella sua vita gli ha dato anche il dono del
discernimento, di decifrare in modo giusto i segni dei tempi in un tempo difficile,
pieno di tentazioni e di errori, come sappiamo. Pensiamo agli anni ’68 e
seguenti, un primo gruppo dei suoi era andato in Brasile e qui si trovò
a confronto con la povertà estrema, con la miseria. Che cosa fare? Come
rispondere? E la tentazione fu grande di dire: adesso dobbiamo, per il momento,
prescindere da Cristo, prescindere da Dio, perché ci sono urgenze più
pressanti, dobbiamo prima cominciare a cambiare le strutture, le cose esterne,
dobbiamo prima migliorare la terra, poi possiamo ritrovare anche il cielo. Era
la tentazione grande di quel momento di trasformare il cristianesimo in un moralismo,
il moralismo in una politica, di sostituire il credere con il fare. Perché,
che cosa comporta il credere? Si può dire: in questo momento dobbiamo fare
qualcosa. E tuttavia, di questo passo, sostituendo la fede col moralismo, il credere
con il fare, si cade nei particolarismi, si perdono soprattutto i criteri e gli
orientamenti, e alla fine non si costruisce, ma si divide.
Monsignor Giussani, con la sua fede imperterrita e immancabile, ha saputo che,
anche in questa situazione, Cristo, l’incontro con Lui rimane centrale,
perché chi non dà Dio, dà troppo poco e chi non dà
Dio, chi non fa trovare Dio nel volto di Cristo, non costruisce, ma distrugge,
perché fa perdere l’azione umana in dogmatismi ideologici e falsi.
Don Giussani ha conservato la centralità di Cristo e proprio così
ha aiutato con le opere sociali, con il servizio necessario l’umanità
in questo mondo difficile, dove la responsabilità dei cristiani per i poveri
nel mondo è grandissima e urgente.
Chi crede deve attraversare anche la “valle oscura”, le valli oscure
del discernimento, e così anche delle avversità, delle opposizioni,
delle contrarietà ideologiche che arrivavano fino alle minacce di eliminare
i suoi fisicamente per liberarsi da questa altra voce che non si accontenta del
fare, ma porta un messaggio più grande, così anche una luce più
grande.
Monsignor Giussani, nella forza della fede, ha attraversato imperterrito queste
valli oscure e naturalmente, con la novità che portava con sé, aveva
anche difficoltà di collocazione all’interno della Chiesa. Sempre
se lo Spirito Santo, secondo i bisogni dei tempi, crea il nuovo, che in realtà
è il ritorno alle origini, è difficile orientarsi e trovare l’insieme
pacifico della grande comunione della Chiesa universale. L’amore di don
Giussani per Cristo era anche amore per la Chiesa, e così sempre è
rimasto fedele servitore, fedele al Santo Padre, fedele ai suoi Vescovi.
Con le sue fondazioni ha anche interpretato di nuovo il mistero della Chiesa.
Comunione e Liberazione ci fa subito pensare a questa scoperta propria dell’epoca
moderna, la libertà, e ci fa pensare anche alla parola di sant’Ambrogio:
«Ubi fides ibi libertas». Il cardinale Biffi ha attirato la nostra
attenzione sulla quasi coincidenza di questa parola di sant’Ambrogio con
la fondazione di Comunione e Liberazione. Mettendo in rilievo così la libertà
come dono proprio della fede, ci ha anche detto che la libertà, per essere
una vera libertà umana, una libertà nella verità, ha bisogno
della comunione. Una libertà isolata, una libertà solo per l’io,
sarebbe una menzogna e dovrebbe distruggere la comunione umana. La libertà
per essere vera, e quindi per essere anche efficiente, ha bisogno della comunione,
e non di qualunque comunione, ma ultimamente della comunione con la verità
stessa, con l’amore stesso, con Cristo, col Dio trinitario. Così
si costruisce comunità che crea libertà e dona gioia.
L’altra fondazione, i Memores Domini, ci fa pensare di nuovo al secondo
Vangelo di oggi: la memoria che il Signore ci ha dato nella santa Eucaristia,
memoria che non è solo ricordo del passato, ma memoria che crea presente,
memoria nella quale Egli stesso si dà nelle nostre mani e nei nostri cuori,
e così ci fa vivere.
Attraversare valli oscure. Nella ultima tappa della sua vita don Giussani ha dovuto
attraversare la valle oscura della malattia, dell’infermità, del
dolore, della sofferenza, ma anche qui il suo sguardo era fissato su Gesù,
e così rimase vero in tutta la sofferenza, vedendo Gesù, poteva
gioire, era presente la gioia del Risorto, che anche nella passione è il
Risorto e ci dà la vera luce e la gioia e sapeva che - come dice il salmo
- anche attraversando questa valle, «non temo alcun male perché so
che Tu sei con me e abiterò nella casa del Padre». Questa era la
sua grande forza: sapere che «Tu sei con me».
Miei cari fedeli, cari giovani soprattutto, prendiamo a cuore questo messaggio,
non perdiamo di vista Cristo e non dimentichiamo che senza Dio non si costruisce
niente di bene e che Dio rimane enigmatico se non riconosciuto nel volto di Cristo.
Adesso il vostro caro amico don Giussani è arrivato nell’altro mondo
e siamo convinti che si è aperta la porta della casa del Padre, siamo convinti
che adesso pienamente si realizza questa parola: vedendo Gesù gioirono,
gioisce con una gioia che nessuno gli toglie. In questo momento vogliamo ringraziare
il Signore per il grande dono di questo sacerdote, di questo fedele servitore
del Vangelo, di questo padre. Affidiamo la sua anima alla bontà del suo
e del nostro Signore.
Vogliamo in quest’ora pregare anche particolarmente per la salute del nostro
Santo Padre, ricoverato di nuovo in ospedale. Il Signore lo accompagni, gli dia
forza e salute. E preghiamo perché il Signore ci illumini, ci doni la fede
che costruisce il mondo, la fede che ci fa trovare la strada della vita, la vera
gioia.
Amen.
|
|
[ TOP ] |
La lettura di alcuni articoli richiede
ACROBAT READER
|
|